Il Messaggero, 27 luglio 2026
L’appello per salvare la torre di Chia, ultima casa di Pasolini
Sono Graziella Chiarcossi, cugina di Pier Paolo Pasolini ed erede della madre Susanna Colussi. Da più di cinquant’anni curo le opere di Pasolini occupandomi della conservazione, edizione, e studio del suo patrimonio culturale.
Nel 2022 l’Università Agraria di Chia (Soriano del Cimino), ente privato che amministra beni di uso civico, ha intentato una causa contro Gabriele Gallinari, che oggi detiene legittimamente la proprietà della Torre di Chia.
Secondo il ricorso giudiziario, l’intero sito farebbe parte dei beni destinati agli usi civici demaniali e risulterebbe che Pasolini ha vissuto da abusivo in quella che è stata la sua ultima dimora. Viene contestata tutta la catena dei passaggi di proprietà: da quando era un rudere e apparteneva alla famiglia Borghese, passando per il 1970, anno dell’acquisto da parte di Pasolini, fino ad arrivare all’attuale proprietario Gabriele Gallinari.
In sede processuale auspico che si dimostrerà l’inconsistenza di questa rivendicazione, ma come custode della memoria di Pasolini, voglio nel frattempo raccontare la storia della Torre di Chia, suo luogo dell’anima e ispiratrice di molte sue opere, e spiegare perché questo trasferimento di proprietà da un privato a un altro privato non comporterebbe affatto un vantaggio pubblico, ma anzi danneggerebbe gli interessi della comunità locale, degli studiosi e di chi ha a cuore l’opera e la figura del poeta.
Pier Paolo arrivò in questo angolo della Tuscia nel 1964 e si innamorò delle rovine di quello che in epoca medioevale era probabilmente un fortilizio.
Girò sul fiume Chia il battesimo di Gesù, una delle scene del suo film Il Vangelo secondo Matteo. Solo nel 1970 riuscì ad acquistare il rudere denominato Castello di Colle Casale. Pasolini a ridosso della seconda cerchia di mura, avvalendosi anche della consulenza dello scenografo Dante Ferretti, fece costruire ambienti muniti di ampie vetrate che si proiettano su un paesaggio particolarmente suggestivo. Negli anni Settanta lo scrittore condusse una personale battaglia per salvare il viterbese dal degrado e dalla speculazione edilizia. Nel 1974 bandì il concorso “Case di Chia nel verde” rivolto ai privati che «copriranno di verde le pareti nude delle loro case, oppure circonderanno le loro case di piante come lecci, allori, noccioli, ulivi, querce ecc.».
Dopo il brutale assassinio di Pasolini, la Torre doveva continuare a vivere e l’impegno per non lasciare che questo prezioso bene andasse in rovina ha comportato negli anni, da parte di noi eredi, tanto impegno ed enormi sforzi finanziari. Aiutati anche da realtà della zona abbiamo favorito e organizzato eventi culturali, dato ospitalità a personaggi di rilievo e promosso iniziative che coinvolgessero abitanti e visitatori.
L’intero compendio è stato dichiarato bene culturale di “interesse particolarmente importante” e sottoposto al relativo vincolo.
Più recentemente, molto a malincuore, ho realizzato che mantenere la Torre era diventato un impegno troppo grosso e ho preso contatti con istituzioni pubbliche per proporne l’acquisto. Ho personalmente incontrato funzionari del Ministero della Cultura e il Sindaco del Comune di Soriano. Naturalmente non bastava che fossero interessati. Era fondamentale che garantissero il futuro della Torre. Io stessa mi rendevo disponibile a proseguire il mio impegno ad aprire la dimora alla comunità, conservando il legame culturale con Pier Paolo e la sua opera. Le soluzioni che mi sono state prospettate sono state purtroppo poco costruttive.
La Torre era stata accreditata alla rete regionale delle dimore storiche e, sulla base di una convenzione con il Comune di Soriano, fin dal 2019, una volta al mese, sono state organizzate visite guidate. Era importante che questa consuetudine proseguisse e anche per questo abbiamo accolto la proposta di acquisto di Gabriele Gallinari. Attraverso interventi restaurativi Gallinari ha ripreso la pianta originale di Pier Paolo, ha ripulito lo spazio circostante, ha creato un orto e degli spazi fioriti, intensificando le aperture al pubblico. Insieme abbiamo ancora molti progetti: concerti, letture, mostre che continuino a ricordare Pier Paolo e il suo rapporto con questo luogo e con gli abitanti della Tuscia.
Negli anni in cui noi eredi ci siamo presi cura della Torre, la proprietà non ci è mai stata contestata né da parte del demanio né da parte della stessa Università Agraria con cui Pasolini aveva ottimi rapporti. Nel 2022, in concomitanza con l’azione legale contro Gabriele Gallinari, l’Università Agraria ha creato il “Parco delle Cascate di Chia del Fosso Castello”. Il parco con ingresso a pagamento e gestito su terreno demaniale dall’Università si fa lustro del nome di Pier Paolo Pasolini: tutti i riferimenti al poeta e la citazione delle sue opere sono arbitrari, così come l’inserimento dell’immagine della Torre nel logo del Parco e il frequente richiamo alla “Torre di Pasolini” sui dépliant e sulle pagine social dedicate. L’accostamento tra il nome dello scrittore e un’attività con evidenti finalità speculative (sbigliettamento, affitto per servizi fotografici privati e set cinematografici) è del tutto indebito. Se l’Università Agraria dovesse vincere il processo, quale uso potrebbe mai farne visto che non ha nessun diritto su Pasolini e la sua opera?
L’ultima novità, dopo che sono stati accertati vari abusi edilizi, è l’installazione all’interno del Parco di una statua di 6 metri in vetroresina. L’opera sarebbe la prima di ben trenta “Colossi di Chia”, da collocare in mezzo al bosco e in prossimità delle cascate.
Tutto questo farebbe inorridire Pier Paolo che si è battuto più volte a difesa della purità del torrente di Chia.