il Fatto Quotidiano, 25 luglio 2026
Cisgiordania, in un anno 86 uccisi, 1000 aggressioni e altre 46 colonie
Il 18 luglio coloni scesi dall’avamposto di Havat Ma’on hanno incendiato due case e la moschea del villaggio di al-Tuwani, a Masafer Yatta, e rubato il bestiame ai residenti. A Nablus, in uno dei tanti attacchi susseguitisi da marzo in poi, hanno dato fuoco a varie auto e alla casa della famiglia di Suhaib Radwan. Questo succede quando arrivano di notte. Di giorno, i palestinesi che abitano vicino agli insediamento sulle colline della Cisgiordania, devono stare attento alle pietre che cadono sul cruscotto o in testa, se non ai proiettili delle semiautomatiche, sempre più diffuse tra i coloni. Oppure sparate dai soldati dell’Idf che arrivano a difendere gli israeliani in scontri spesso provocati da loro. Da ieri, dovranno temere anche le “escursioni”.
Dopo i fatti di Tell, la rete di organizzazioni israeliane e palestinesi che monitorano le violazioni del diritto internazionale nei Territori palestinesi occupati (tra cui Adalah, Breaking the Silence, B’Tselem e Peace Now) hanno firmato un “appello urgente alla comunità internazionale affinché intervenga per fermare la violenza di Israele e impedire i pogrom perpetrati dalle milizie dei coloni e dall’esercito israeliano in Cisgiordania”, segnalando che quello che gli omicidi di ieri non sono casi isolati, ma effetti di un clima in cui la violenza di esaltati e forze di sicurezza è in crescita, incoraggiata dai partiti al governo a Gerusalemme. “L’esperienza dimostra che questi eventi possono degenerare in pogrom se accolti con il silenzio”. E anche i numeri.
Quest’anno si sono registrati più di mille assalti di coloni a residenti palestinesi. Secondo l’Anp di Ramallah, 86 palestinesi sono stati uccisi: 21 dai coloni, e gli altri dai soldati israeliani. Secondo l’agenzia dell’Onu Ocha, i feriti sono 1300. Nel 2025, sempre per l’Ocha, i morti ammazzati sono stati 242, dieci per mano dei coloni. Nel 2024 503, ma c’è stata l’operazione militare dentro in campi profughi di Jenin e Tulkarem.
Sono aumentate anche le demolizioni di case da parte delle autorità civili israeliane. È la leva principale con cui il governo Netanyahu, in cui siedono i ministri Smotrich e Ben-Gvir leader di gruppi di coloni, usa per legalizzare l’espansione degli insediamenti. Al 22 luglio le ruspe hanno raso al suolo 856 strutture palestinesi, una su cinque a Gerusalemme est dove è in corso un’offensiva per svuotare il quartiere di Silwan e costruire un’autostrada israeliana che taglierebbe a metà la Cisgiordania (il piano noto con l’acronimo E1). Mille minori hanno perso casa, scrive Save the children. Dal 2023 le demolizioni procedono al ritmo di 1500-1700 edifici all’anno. Soprattutto a Gerusalemme est e in Area C dove il controllo amministrativo e di polizia è israeliano e sorgono la maggior parte delle colonie, ma anche alcune aree controllate dall’Anp: A e B. A Jenin e Tulkarem le case svuotate dagli abitanti sono centinaia.
Gli accordi di Oslo sono stati abbattuti così, muro dopo muro, hanno scritto le ong Peace Now e Kerem Navot in un report. Tra il 2023 e il 2025 sono sorti 185 “avamposti”, la forma che hanno le colonie illegali prima che le autorità ci portino i servizi, estesi su 100 mila ettari, cioè il 18% della Cisgiordania. Solo nel 2026, le nuove occupazioni sono state 46. Smotrich, ministro dell’Economia, ha destinato allo sviluppo di questi avamposti miliardi di shekel, milioni di euro. La stima più recente sulla popolazione di coloni è del 2024 e parla di 511 mila individui, confrontati a 3 milioni di palestinesi. Oggi saranno almeno 600 mila se si considera che secondo i dati di Peace now negli ultimi dieci anni i coloni sono aumentati di 25 mila unità l’anno. Il governo ha già annunciato l’edificazione di altre 1261 unità abitative, e un nuovo insediamento a sud di Jenin. Per velocizzare il tutto, ha snellito le norme e stabilito che lo Stato può riconoscere anche insediamenti nati fuori dalle pianificazioni, spontaneamente. A ottobre ci sono le elezioni, e la corsa a piantare bandiere israeliane su terre palestinesi porta voti alla destra.