il Fatto Quotidiano, 25 luglio 2026
La Cina risponde alle sanzioni Ue: colpiti Rheinmetall e due società italiane
Pechino risponde colpo su colpo. Ieri il ministero del Commercio cinese, il Mofcom, ha messo quattordici aziende europee nella sua lista di controllo delle esportazioni: da subito i fornitori cinesi non possono più vendergli beni dual-use, civili e militari insieme, né alcun intermediario può girargli merce made in China. È la risposta al ventunesimo pacchetto di sanzioni contro la Russia, varato giovedì dall’Unione europea. Bruxelles ha colpito quattordici società cinesi accusate di aiutare Mosca ad aggirare i controlli. Stesso numero, un giorno dopo. Nel mirino ci sono soprattutto le terre rare, i metalli di magneti, sensori, ottiche e radar. Tre aziende sono tedesche: il colosso della difesa Rheinmetall, il fornitore di materiali Sindlhauser e la Antraco, trading chimico. Altre tre francesi: il laboratorio di semiconduttori III-V Lab, nato da Thales e Nokia, i droni di Cavok Uas, la metallurgica InPact. Due le italiane, e legate alla Cina più di quanto l’elenco lasci intuire. Lafert, motori elettrici, ha uno stabilimento in Cina e costruisce anche motori a magneti al neodimio, una terra rara. Garnet, di Concorezzo vicino Monza, ha una consociata a Ningbo che tratta proprio magneti a terre rare: è tagliata fuori dalla fonte su cui ha costruito il business. Due anche le polacche, con l’università di Breslavia, unico ateneo colpito. Poi l’olandese Royal Ihc (navi), la ceca Tatra Trucks (camion militari), la bulgara Opticoelectron (visori notturni), la lituana Ekspla (laser). Otto Paesi, tutti schierati a fianco di Kiev. Il bersaglio grosso resta Rheinmetall. Il gruppo di Düsseldorf non fabbrica armi in Cina, ma da lì compra componenti e materie prime dual-use, terre rare comprese. Preso di sorpresa, ma non troppo: da mesi dice di essersi coperto. I suoi magazzini di terre rare, riferisce il quotidiano Handelsblatt, bastano per quattro o cinque anni. Non è il primo caso. Ad aprile il Mofcom aveva già colpito un’altra tedesca della difesa, Hensoldt, rea di aver venduto radar a Taiwan.
Nessuna delle aziende ha commentato. L’unica reazione è di Bruxelles: la Commissione “analizza le misure” e chiederà spiegazioni a Pechino. C’è però un interrogativo per la strategia industriale del continente. L’Europa promette centinaia di miliardi per riarmarsi. La sola Rheinmetall stima ordini per trecento miliardi entro il 2030. Ma oltre il 90 per cento dei magneti di terre rare del continente arriva dalla Cina, come ha ammesso la presidente della Commissione Ursula von der Leyen.