la Repubblica, 27 luglio 2026
Elezione diretta del premier: il no del 53% degli italiani
È ormai da tempo che il ruolo dei leader ha superato quello dei partiti. Il primo ad aver tracciato questa tendenza è stato Silvio Berlusconi, negli anni Novanta, quando impose e si impose fondando Forza Italia. La cui immagine e identità coincidevano con la sua persona. E per questo motivo venne definito un “partito personale”. Anzitutto da Mauro Calise. Per sottolineare che la persona non solo si sovrapponeva al partito. Ma lo riassumeva. Lo ri-proponeva. Berlusconi, d’altra parte, controllava un sistema mediatico importante. In tempi nei quali i partiti erano... “partiti”, mentre il territorio principale della politica era divenuto quello mediatico. La televisione, anzitutto, in seguito associata all’online. Che ne hanno presto occupato lo spazio. E ciò spiega la progressiva e rapida affermazione dei leader, nella percezione dei cittadini. D’altronde il tempo dei partiti di massa è finito. Da tempo. E negli ultimi anni questa tendenza si è rafforzata. O meglio, è divenuta la normalità. Per questo oggi in politica, e non solo, si è alla ricerca dell’uomo forte. O meglio. della donna forte, visto che alla guida dei principali partiti vi sono due figure femminili: Giorgia Meloni, leader dei FdI, a capo del governo, ed Elly Schlein, segretaria del principale partito di opposizione, il Pd. Mentre, se rivolgiamo lo sguardo oltre confine, alla presidenza dell’Ue incontriamo un’altra donna. Ursula von der Leyen.
Naturalmente ciò non significa che le differenze di genere siano dissolte. Ma probabilmente, in tempi nei quali è diffuso il sentimento antipolitico, sostenere una donna in un ruolo istituzionale importante è divenuto politicamente significativo.
Il sondaggio condotto di recente da Demos, comunque, ripropone una questione che in passato è già stata affrontata. E ha mostrato la presenza ampia e diffusa di una domanda di democrazia diretta. Anzi, come abbiamo già osservato in altre occasioni, immediata. Senza mediazioni e senza mediatori.
Circa il 45% del campione, infatti, sostiene l’idea di introdurre l’elezione diretta del presidente del Consiglio. Ma il 53 per cento è contrario. Resta il fatto che circa metà degli italiani pensa a una sorta di presidenzialismo fondato sulla figura del capo del governo. E una quota di poco superiore di persone riterrebbe opportuno (anche per questo) approvare una nuova riforma istituzionale.
Questi orientamenti riflettono le diverse posizioni politiche dei cittadini. In particolare, le differenze di rapporto con il sistema dei partiti. In altri termini, la posizione rispetto ai partiti. Anzitutto, è evidente il legame fra preferenze di partito e la domanda di riforme istituzionali.
È evidente come il premierato goda di un ampio grado di sostegno soprattutto nel centrodestra e in particolare nel centro. Fra chi è vicino a Futuro Nazionale e Italia Viva. Inoltre, nella base della Lega, dei Fratelli d’Italia (FdI) e di Forza Italia. In quest’area, politica, infatti, il consenso supera in alcuni casi il 60%. Soprattutto sulla richiesta di una riforma istituzionale. Questo sostegno invece si riduce sensibilmente nella base di centrosinistra. Soprattutto rispetto all’introduzione dell’elezione diretta del premier. Il premierato, in generale, si conferma il contraddittorio emergente di una domanda di cambiamento senza prospettive chiare. Senza risposte precise. E ciò conferma un quadro inquietante per il nostro Paese. Che rifugge e fugge dal passato senza un’idea di futuro. Senza sapere come e soprattutto verso dove muoversi.