corriere.it, 27 luglio 2026
Sicurezza aerea, il pericolo principale sono i dispositivi elettronici
La sera del 19 maggio scorso i controllori di volo italiani hanno ricevuto una richiesta insolita da un aereo easyJet partito da Hurgada (Egitto) e diretto a Londra Luton con 180 passeggeri a bordo. I piloti hanno chiesto di atterrare a Roma Fiumicino. Non c’era alcuna emergenza particolare. Uno dei viaggiatori si era ricordato, ormai sopra l’Adriatico (tre ore dopo il decollo), di aver lasciato nel bagaglio in stiva un cellulare attaccato a un caricatore portatile. L’Airbus è atterrato nella capitale italiana, in stiva era tutto a posto, ma le persone hanno comunque dovuto passare la notte nel nostro Paese, prima di ripartire il giorno dopo.
Fino a qualche tempo fa lasciare questi dispositivi nelle «pance» degli aerei non sarebbe stato un problema. Ma con ormai decine di casi documentati, gli apparecchi elettronici con le batterie al litio sono diventati il principale problema di sicurezza in alta quota, ammettono diverse compagnie aeree contattate nelle ultime settimane dal Corriere. Non solo perché vanno a fuoco rapidamente se danneggiati o surriscaldati. Ma anche perché ormai, a seconda del tipo di volo e di società, in media ogni passeggero se ne porta anche fino a cinque, perché ormai d’uso quotidiano: smartphone, tablet, e-reader, smartwatch, sigarette elettroniche, power bank, cuffie senza filo.
Per avere un’idea: la settimana che inizia, a cavallo tra luglio e agosto, segnerà il primo maxi-esodo degli italiani verso le loro vacanze estive. Tra questi ci saranno poco meno di tre milioni di persone che si imbarcheranno su un volo con destinazione nazionale, internazionale o intercontinentale. Assieme a loro anche una novantina di milioni di oggetti (almeno). «Non lo abbiamo visto arrivare, potevamo fare qualcosa prima per non ritrovarci con questo pericolo costante», racconta al Corriere il direttore delle operazioni di volo di un vettore europeo. «Ma ora è tardi e non si può vietare alle persone di usare o portare i loro dispositivi, anche per una questione di tranquillità sociale».
Negli Stati Uniti gli episodi di incendi a bordo sono più che raddoppiati dal 2019 (nel 2025 sono stati 97), secondo i dati della Federal aviation administration, e il 2026 è sulla buona strada per superare il record dello scorso anno, con circa due eventi confermati alla settimana da gennaio. Secondo un report di Ul Standards & Engagement (alimentato dai dati di oltre 40 aviolinee), citato dal Wall Street Journal, l’anno passato le sigarette elettroniche hanno causato il 28% degli incidenti di surriscaldamento, i power bank e i cellulari circa un quinto, i laptop poco meno di un sesto.
Il quadro europeo non è più rassicurante. I dati dell’Ente nazionale per l’aviazione civile (Enac) mostrano che se nel 2022 in Italia il materiale alimentato agli ioni di litio ha rappresentato il 17,5% delle segnalazioni di pericolosità, nel 2024 la quota è balzata al 40,6%. Nel Regno Unito le segnalazioni di dispositivi surriscaldati o malfunzionanti sono quasi raddoppiate tra il 2024 e il 2025, dopo un balzo del 98% l’anno precedente, mentre i casi di batterie imballate scorrettamente nel bagaglio da stiva sono cresciuti del 91% nello stesso periodo, secondo la Civil aviation authority britannica (Caa).
Non a caso nei giorni scorsi la Caa ha avviato una campagna di sensibilizzazione proprio sul tema. «Trenta milioni di passeggeri lasceranno il Regno Unito nei mesi di luglio e agosto», spiega l’ente. «Con persone che trasportano in media quattro dispositivi alimentati al litio ciascuno, milioni di apparecchi ricaricabili prendono il volo ogni giorno». Le compagnie aeree, nell’estate 2026, fanno lo stesso annuncio prima della partenza: niente dispositivi del genere nella valigia in stiva, tutto va nel bagaglio a mano (da riporre nella cappelliera o sotto il sedile di fronte), non caricare questi apparecchi o i power bank durante il volo, se uno di questi cade, non provare a recuperarlo per evitare di danneggiarlo e chiamare l’equipaggio, ormai addestrato a questo tipo di attività. E se ci si ricorda soltanto in volo di aver lasciato un caricatore portatile in stiva, meglio avvisare subito.
Il settore ha iniziato a cambiare approccio dopo l’incendio che lo scorso anno ha distrutto un Airbus A321 di Air Busan, in Corea del Sud, causato da un power bank riposto nella cappelliera. Ventisette persone sono rimaste ferite e il velivolo è andato completamente distrutto. L’episodio ha spinto i regolatori a introdurre in tempi rapidi nuove norme e procedure, incluso il divieto di trasportare sigarette elettroniche e power bank nel bagaglio da stiva.
Da allora la lista degli incidenti si è allungata. A inizio anno un volo Alaska Airlines è rientrato a Wichita, Kansas, pochi minuti dopo il decollo, quando il telefono e il power bank appoggiati in grembo a una passeggera hanno preso fuoco. Le fiamme le hanno bruciato braccia e gambe prima che riuscisse a liberarsene gettandoli nel corridoio. In aprile un volo Sas è rientrato ad Aberdeen per un computer portatile in fiamme. A maggio un volo United Airlines è stato dirottato su Londra dopo l’incendio di un power bank. Il mese scorso un cellulare è bruciato su un volo British Airways diretto a Las Vegas, danneggiando la cabina e seminando il panico tra i passeggeri.
Il meccanismo alla base degli incidenti è ben noto agli ingegneri, meno ai passeggeri. Le batterie sono più a rischio quando vengono sovraccaricate, sono danneggiate o malfunzionanti: condizioni che possono causare la rottura dei componenti interni e il rilascio di calore in eccesso. Si innesca così il cosiddetto «thermal runaway», un processo in cui la temperatura sale rapidamente fino all’autocombustione della batteria.
A complicare il quadro è il cambiamento delle abitudini di viaggio: con l’esperienza di viaggio che si è fatta sempre più digitalizzata e la popolarità delle piattaforme di streaming, un maggior numero di passeggeri preferisce i propri schermi personali ai sistemi di intrattenimento di bordo e fa sempre più affidamento sui dispositivi mobili per orientarsi in aeroporto, ordinare cibo e bevande a bordo, prenotare un taxi all’atterraggio. La paura di rimanere senza batteria spinge in automatico alla diffusione dei power bank, ai quali si aggiunge anche l’incremento delle sigarette elettroniche e delle cuffie wireless. Su un jet a doppio corridoio con 300 passeggeri ci sono anche 1.200 dispositivi al litio.
«È forse il rischio numero uno per la sicurezza dei voli nel mondo in questo momento», spiega al telefono al Corriere Giancarlo Buono, direttore della sicurezza aerea della Caa. «Anche un episodio che può sembrare minore può degenerare in qualcosa di molto più serio». Buono sottolinea che l’attenzione delle compagnie è al massimo, ma anche quella degli aeroporti, dove gli addetti allo smistamento dei bagagli da stiva controllano con maggiore attenzione se questi mostrano anomalie. «In un caso hanno notato che una valigia era troppo calda e dopo l’ispezione hanno notato un power bank surriscaldato».
L’esperto di sicurezza della Caa sottolinea che la diffusione del check-in automatizzato della valigia da stiva (il cosiddetto self-bag drop) richiede una maggiore attenzione dal momento che non c’è più una persona a ricordare di non lasciare all’interno i dispositivi portatili. «Ma nel complesso le misure in cabina sembrano funzionare: il rischio è al momento sotto controllo», sottolinea Buono. «Funzionano anche le misure di mitigazione quando l’oggetto prende fuoco o si surriscalda».
«L’avvento dei power bank, che ormai tutti possiedono, e delle sigarette elettroniche ha di fatto raddoppiato la quantità di litio a bordo degli aerei», spiega Nick Careen, responsabile operazioni, sicurezza e security della International Air Transport Association (Iata), a margine dell’assemblea generale che si è svolta a Rio de Janeiro. «Oggi non ci sono più soltanto il telefonino e il computer portatile, si sono aggiunti altri oggetti d’uso quotidiano e ritenuti indispensabili».
Gli incendi che si sviluppano in stiva pongono un rischio potenzialmente più catastrofico, perché l’equipaggio di cabina, addestrato a spegnere rapidamente un principio d’incendio, non può accedere al vano bagagli durante il volo. La maggior parte degli aerei commerciali è dotata di sistemi di «soppressione» antincendio nelle «pance», ma gli esperti avvertono che questi sono concepiti principalmente per rallentare un rogo, non per estinguerlo del tutto. E quando un incendio scoppia su un volo sopra l’oceano diventa complicato atterrare velocemente da qualche parte.
Ma quello dell’incendio in stiva è anche un rischio con bassa probabilità. Dove invece il rischio è più elevato è in cappelliera, come dimostrato dal volo China Eastern da Lanzhou a Guiyang, il 25 luglio scorso, con le fiamme subito dopo l’atterraggio. Ed è lì che regolatori e compagnie si concentrano. Un dispositivo che si guasta lì dentro può passare inosservato più a lungo, le fiamme possono propagarsi ai bagagli vicini prima che il problema venga notato. Tenere i dispositivi ricaricabili a portata di mano, invece, permette all’equipaggio di intervenire più rapidamente ai primi segnali di surriscaldamento, fumo o rumori anomali.
Un’indagine della Iata condotta da Ipsos nel 2024 sugli eventi legati alle batterie al litio ha rilevato che il 69% degli episodi si verifica a bordo dell’aeromobile e che il 58% dei dispositivi coinvolti era visibile, ossia veniva trasportato, tenuto in mano o utilizzato dal passeggero. Cellulari e telefoni cellulari risultano coinvolti nel 21% degli eventi, le sigarette elettroniche nel 17% e i power bank nel 13%.
Anche Giuseppe Capanna, ingegnere per la sicurezza dei prodotti di Electrical Safety First, richiama l’attenzione sulla qualità dei dispositivi acquistati: «Le batterie agli ioni di litio alimentano molti degli apparecchi da cui non possiamo prescindere, dai telefoni ai laptop, dai power bank alle cuffie wireless. Ma per quanto piccole, contengono molta energia e questo può rappresentare un serio rischio di incendio a bordo se sono danneggiate o mal costruite».
Capanna raccomanda di controllare i dispositivi prima di partire – rigonfiamenti, deformazioni o surriscaldamento sono segnali d’allarme – e di acquistare solo da rivenditori affidabili. Buono, della Caa, segnala anche la tendenza di diversi passeggeri a farsi in casa i power bank, acquistando le batterie dai siti di e-commerce, cosa che aumenta il rischio di avere problemi una volta a bordo. Per questo consiglia di usare soltanto materiale certificato.
Cosa fare? I power bank vanno sempre trasportati come bagaglio a mano, non oltre due unità a persona, e non devono mai essere ricaricati durante il volo, per non aumentare il rischio di incendio. La Iata raccomanda tra l’altro di portare con sé solo i dispositivi realmente necessari, di segnalare immediatamente all’equipaggio qualsiasi dispositivo caldo, fumante o danneggiato, di verificare con la compagnia i limiti per le batterie di grande capacità e di proteggere i terminali delle batterie sfuse con nastro isolante o nella confezione originale.