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 2026  luglio 27 Lunedì calendario

Taranto, stop all’area a caldo dell’ex Ilva

Da Milano arriva lo stop all’area a caldo dell’ex Ilva di Taranto. La corte d’appello ha emanato la mattina del 27 luglio il provvedimento con il quale stabilito che l’area a caldo, cioè il cuore produttivo dell’acciaio dello stabilimento tarantino, deve essere chiusa entro 90 giorni. Per ottenere l’obiettivo, tecnicamente, le lunghe operazioni di spegnimento di cokerie, agglomerato, altiforni, acciaierie, impianti di colata continua andrebbero avviate entro 48 ore. «Appare evidente che la domanda dei cittadini, come formulata nella memoria del 30 settembre 2025 e ribadita in sede di reclamo, è stata comunque motivata – prima e dopo l’Aia 2025 – dal rischio di pregiudizio del diritto alla salute e del diritto al clima».
Insomma gli impianti vanno fermati subito perché mettono a rischio la salute dei cittadini e compromettono l’ambiente. La decisione dei giudici milanesi chiude l’iter avviato da un gruppo di genitori tarantini contro Ilva in amministrazione straordinaria e Acciaierie d’Italia per chiedere l’inibitoria dell’esercizio della fabbrica. «I rischi sanitari – è scritto nel provvedimento – vanno ridotti entro i limiti di sicura accettabilità». «Non va sottaciuto – aggiungono i magistrati – che gli impianti Ilva e il sistema produttivo, come descritto, tra l’altro, nella stessa consulenza di parte di Ilva, sono rimasti immutati da decenni, e ciò concorre a confermare la permanenza del rischio nell’attualità, in ragione del progressivo ammaloramento dello stabilimento». La corte d’appello milanese ritiene che tutti gli accorgimenti e le misure messe in atto dall’azienda per scongiurare il rischio di malattie legate all’inquinamento e i ritardi nella realizzazione dei vari interventi non hanno contrastato adeguatamente il pericolo dei danni alla salute collettiva generato da «svariate e individuate sostanze nocive».