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 2026  luglio 27 Lunedì calendario

Ucciso l’attentatore di Berlino

Il bilancio delle vittime dell’attentato di sabato sera a Berlino è ormai definitivo. Una donna è morta e i feriti sono ventinove. Alcuni di loro sono gravi, ma nessuno – lo ha confermato il cancelliere Friedrich Merz – si trova attualmente in pericolo di vita. Il secondo morto è il presunto attentatore, Abdul Ballout, ventunenne tedesco di origini libanesi ucciso dalla polizia, nel tardo pomeriggio di ieri, in un complesso di orti urbani a Spandau, quartiere nord-occidentale di Berlino. Prima di essere neutralizzato, Ballout avrebbe aggredito gli agenti con un’arma da taglio.
Intorno alle 22 di sabato un furgone bianco noleggiato a suo nome si era schiantato su un albero dopo aver travolto alcune persone in un vialetto pedonale del Tiergarten, il grande parco della capitale tedesca in cui si stava svolgendo, a qualche centinaio di metri di distanza, l’evento conclusivo del Christopher Street Day, che è il nome con cui vengono spesso chiamati nei Paesi germanofoni i Pride della comunità Lgbtq+ (Christopher Street era l’indirizzo del bar del Greenwich Village di New York che fu l’epicentro della cosiddetta rivolta di Stonewall che diede il via nel 1969 alla rivendicazioni dei diritti degli omosessuali). I soccorritori hanno rilevato su alcune delle persone che hanno dovuto ricorrere a cure mediche ferite che sembrano essere state inferte da una lama, forse un machete, che potrebbe essere stato utilizzato dall’attentatore – o dagli attentatori: non è chiaro se accanto all’autista ci fosse anche un passeggero – dopo aver abbandonato il furgone.
In Germania, che ha una recente ma ormai intensa storia di stragi e tentate stragi compiute con autoveicoli lanciati sulla folla, l’attentato ha destato grande commozione. Ieri si è tenuta una commemorazione nei pressi della Porta di Brandeburgo e poi anche una celebrazione in una chiesa del centro di Berlino alla quale ha partecipato anche Merz che ha poi visitato il luogo dell’attacco. «Vorrei rivolgere un messaggio alla comunità queer», ha detto il cancelliere: «Signore e signori, non è soltanto un attacco come quello di sabato sera a mettere in pericolo la nostra libertà. Anche l’intolleranza, l’esclusione, la discriminazione, le osservazioni spregevoli e le battute di cattivo gusto fanno tutte parte di questa violenza. Non solo quello che abbiamo subito sabato sera». E ha poi aggiunto: «Faremo tutto il possibile per proteggere la libertà del nostro Paese e della nostra società. Tutto».
Messaggi di solidarietà con le vittime sono arrivati anche dalla presidente della Commissione Ue, la tedesca Ursula von der Leyen, e dai principali leader europei tra cui la presidente del Consiglio Giorgia Meloni che su X ha espresso la sua vicinanza alle vittime e ha scritto che «L’Italia condanna e si oppone con forza a qualsiasi forma di odio e di estremismo». Il sindaco della capitale, Kai Wagner, della Cdu, ha scritto, anche lui su X, che «al termine di un pacifico e colorato Christopher Street Day, la manifestazione per una Berlino tollerante e serena è stata attaccata nella maniera più brutale (…). Berlino è la città della libertà e la nostra libertà è stata violata nel modo più scioccante».
Nella capitale tedesca, che è una città-stato e il prossimo 20 settembre andrà al voto per rinnovare il suo Parlamento, l’attentato di sabato è probabilmente destinato a influenzare la campagna elettorale, visto che sembra pressoché certa la matrice islamista dell’aggressione. Al momento, i sondaggi vedono appaiati, con rilevazioni fluttuanti tra il 15 e il 20 per cento, ben cinque partiti: i cristiano-democratici, i socialdemocratici, i verdi e, spesso con un leggero vantaggio sui partiti tradizionali, l’estrema sinistra della Linke e l’estrema destra di Alternative für Deutschland, il cui co-presidente Tino Chrupalla ha scritto ieri sui social: «Non permetteremo che degli estremisti religiosi dividano il nostro Paese con la violenza e l’intolleranza». E, anche se molti esponenti della comunità Lgbtq+ manifestano la loro preoccupazione per l’ascesa di Afd, non bisogna dimenticare che l’altra co-presidente del partito, Alice Weidel, è a sua volta omosessuale. Ma ieri, a margine della commemorazione nella Marienkirche, Merz ha cercato di disinnescare preventivamente eventuali strumentalizzazioni, rivolgendo ai tedeschi questa esortazione: «Non fatevi intimidire. Nonostante le divergenze politiche, difenderemo le nostre libertà».