Corriere della Sera, 27 luglio 2026
No Tav, identificati in 436. L’accusa di devastazione
È devastazione l’ipotesi di reato che la Procura di Torino contesterà alle centinaia di manifestanti che sabato pomeriggio hanno fatto irruzione nel cantiere Tav di Chiomonte, in Val di Susa. Il fascicolo si arricchirà con le diverse annotazioni e gli elementi raccolti dalla Digos, al lavoro per dare un nome ai componenti del «blocco nero» che hanno dato vita alla guerriglia. Non si escludono anche accuse più gravi per responsabilità individuali e specifiche, come nel caso dell’uomo incappucciato che ha lanciato una molotov verso una squadra dei carabinieri. La Procura valuterà caso per caso eventuali singole posizioni più specifiche, intanto si parte dalla devastazione come ipotesi di reato.
Le indagini saranno complicate e richiederanno tempo, non sarà facile dare un nome a chi si nascondeva dietro cappucci neri e maschere antigas. Una base di partenza saranno le immagini registrate dai droni che hanno sorvolato la manifestazione. Da quei filmati si cercheranno di individuare i momenti in cui i manifestanti si travisano o si tolgono i passamontagna dopo i disordini. Gli investigatori analizzeranno ogni singolo frame a caccia di elementi utili, cercando possibili minimi errori nelle operazioni di travisamento: per sfuggire agli occhi elettronici, i manifestanti del «blocco nero» hanno approfittato della vegetazione e di ombrelli, studiati proprio per eludere il drone.
Le operazioni si concentrano anche sul territorio, tra controlli sui treni in partenza dalle stazioni più vicine a Venaus e posti di blocco su tutte le strade. Le automobili vengono passate al setaccio alla ricerca di elementi utili per capire chi abbia partecipato agli scontri. Il primo bilancio è di 436 persone identificate dopo la marcia, nomi ora al vaglio della Procura. Tra loro ci sono manifestanti arrivati anche da Francia, Spagna e Belgio. I controlli hanno portato a diversi sequestri, tra cui molotov artigianali e passamontagna.
Esulta invece il movimento No Tav per quella che viene etichettata come «una grande giornata di lotta per la Val di Susa», senza alcuna condanna per i disordini. Anzi, in un lungo comunicato emerge grande soddisfazione: «Tutti i cantieri della Valle sono stati raggiunti e contestati, i dispositivi previsti dalle forze dell’ordine sono stati raggirati e superati grazie alla determinazione delle tante generazioni scese in piazza». Si festeggia anche, e soprattutto, per la guerriglia di Chiomonte. «La control room brucia, diverse camionette di carabinieri e finanza con lei», scrivono gli attivisti, celebrando gli incendi e la devastazione: «Quello che si respirava nell’aria non era l’odore acre di ferraglia e neanche quello bruciante dei lacrimogeni, ma l’entusiasmo di migliaia di persone che sono riuscite a raggiungere quello che sembrava essere uno dei fortini più inespugnabili della storia, dimostrando che la Val di Susa è tutt’altro che pacificata». Con una minaccia nemmeno troppo velata per il futuro: «I politicanti di ogni risma devono mettersi il cuore in pace, il Tav è tornato ad essere centrale nelle loro preoccupazioni. Il villaggio di Asterix che pensavano di aver sconfitto è più vivo e combattivo che mai e questa volta li ha decisamente battuti».
L’altro bilancio della giornata di guerriglia è quello dei feriti tra le forze dell’ordine, salito a quota 124: si tratta di 58 poliziotti, 48 carabinieri e 18 finanzieri. Nessun problema invece per la decina di operai al lavoro a Chiomonte: sono stati allontanati e portati in salvo prima che la situazione degenerasse. Ora inizia la conta dei danni. Una prima stima, per il solo cantiere di Chiomonte, arriva a un milione di euro. Sono andati completamente distrutti – tra gli altri – due piani di uffici, l’officina con le attrezzature di grandi dimensioni, l’impianto di videosorveglianza e vari mezzi. Non è ancora possibile stabilire quando il cantiere potrà tornare a essere operativo: oggi pomeriggio è in programma un sopralluogo, sono in corso di valutazione le tempistiche per la rimozione dei detriti e il ripristino degli spazi di lavoro e dei servizi in galleria. Il cantiere, di fatto, è stato messo fuori uso.