Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2026  luglio 26 Domenica calendario

Fuga da Piazza Affari. Boom di ritiri dal listino e non ci sono matricole

Piazza Affari non è più la stessa: il numero delle società quotate è in calo. Quante escono dalla Borsa non sono sostituite da nuovi arrivi, per una «fuga» che si consuma nel momento in cui la Borsa Milano conosce il periodo di maggiore ricchezza e crescita. È quanto emerge dal Bollettino statistico mercati e dal rapporto Capital markets in Italy pubblicati dalla Consob. L’aggiornamento relativo al primo semestre 2026 registra il record storico di capitalizzazione, con 1.209 miliardi di euro e un aumento del valore pari al 12,3% rispetto a fine 2025, mentre il Ftse Mib, l’indice azionario di riferimento è cresciuto del 15%, migliore performance tra le grandi Borse europee, superando il precedente livello record del marzo 2000. A questa crescita si accompagna però una riduzione del numero di compagnie attive sul mercato finanziario.
Borsa Italiana risulta in contrazione: il mercato principale Euronext Milan (Exm) «continua a non registrare alcuna offerta pubblica iniziale», rilevano le due relazioni. In sostanza non ci sono nuove aziende che si quotano in borsa. Contestualmente l’Euronext Growth Milan (Egm), il mercato di crescita per le piccole e medie imprese, fa registrare il record storico di delisting netti, cioè le cancellazioni dalla lista e l’uscita dal mercato azionario. C’è di più: chi si è quotato in Borsa di recente ha preferito altre piazze. Lo dimostrano Newcleo e Bending Spoons, rispettivamente società italiana attiva nello sviluppo del mini-reattori nucleari modulari di nuova generazione e azienda sviluppattrice di applicazioni per telefonia mobile: entrambe si sono quotate negli Stati Uniti, preferendo Nasdaq a Borsa Italiana.
Nel giro di sei mesi Milano ha perso un totale di 11 società: tre hanno abbandonato il mercato principale Exm e otto sono uscite dal mercato delle Pmi. L’andamento, spiega il rapporto Capital Markets in Italy, si inserisce in una «più ampia trasformazione dei mercati finanziari globali». Quanto all’Italia, è vero, «le operazioni di delisting da parte dei private equity hanno visto un forte aumento», riconosce l’amministratore delegato di Intermonte, Guglielmo Manetti, ma c’è un problema di «narrativa sulla quotazione, troppo spesso percepita come approdo riservato alle grandi aziende», spiega. «Alle imprese – aggiunge – viene presentata spesso come alternativa secca tra la vendita a un partner industriale o l’ingresso di un fondo». L’approdo sul mercato azionario «rappresenta invece una terza strada, che consente di accedere a capitali pazienti senza diluire il controllo familiare, di introdurre una disciplina gestionale che rafforza l’impresa dall’interno e di aprire le porte agli investitori internazionali». In sostanza, evidenzia l’analista, «la quotazione non è un punto di arrivo, quanto piuttosto un punto di partenza di un percorso di crescita di lungo periodo».
Borsa Italiana ha un potenziale da sfruttare, perché, rileva Manetti, ci sono «quasi 5 milioni di Pmi non quotate, di cui tra 5.000 e 10.000 già potenzialmente idonee alla quotazione». Piccole e medie imprese che «generano il 63% del valore aggiunto nazionale e il 76% dell’occupazione», e dunque «un peso economico enorme, quasi del tutto assente dal listino». Occorre quindi «creare un collegamento diretto tra il risparmio degli investitori e il tessuto produttivo del Paese», ed è proprio per questo che Intermonte, assieme a Banca Generali, ha lanciato il progetto PMI2change con l’obiettivo di costruire un ecosistema in cui visibilità, analisi, liquidità e strumenti di investimento si alimentino a vicenda, invertendo il circolo vizioso che ha penalizzato il segmento fino a oggi e «rovesciare la narrativa» sulle quotazioni, cercando di stimolare nuovo interesse per la Borsa a imprese che ancora non ci sono.
Pilastro dell’iniziativa è l’Indice Intermonte Valore Italia: 100 società quotate con capitalizzazione inferiore al miliardo di euro, selezionate tra le 286 presenti sul mercato attraverso criteri rigorosi e verificabili. «A partire dall’autunno porteremo PMI2Change anche sul territorio con un roadshow rivolto anche alle imprese non ancora presenti sul listino», spiega l’ad di Intermonte. «La nostra speranza è che molte società escano dall’indice perché hanno superato il miliardo di capitalizzazione. Questo, insieme a un ritorno delle Ipo (offerta pubblica iniziale), sarebbe il segnale che il progetto funziona davvero».