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 2026  luglio 25 Sabato calendario

Social vietati ma niente controlli né multe. La legge francese nasce monca

Se è vero che fatta la legge trovato l’inganno, in Francia aggirare il divieto di utilizzare i social network imposto ai minori di 15 anni dovrebbe essere, è il caso di dirlo, un gioco da ragazzi. Almeno stando ai contorni della legge approvata martedì in via definitiva dal Parlamento d’oltralpe, con l’obiettivo di proteggere i più giovani dai rischi legati all’utilizzo delle piattaforme, che troppo spesso espongono il pubblico più giovane a contenuti violenti o pericolosi per la salute mentale. Il testo, però, sembra lasciare diverse zone d’ombra nell’attesa che la restrizione entri in vigore. Dal primo settembre per i nuovi profili, mentre per quelli già esistenti ci sarà tempo fino al primo gennaio del 2027 per effettuare controlli sull’età.
Ma come? Nessuna sanzione è prevista per i giovani che non rispettano la legge, né tantomeno per le loro famiglie. La responsabilità è tutta nelle mani delle piattaforme, che dovranno fare ricorso all’utilizzo di dispositivi appositi per verificare l’anno di nascita degli utenti attraverso i documenti che verranno forniti.
La scelta su quale utilizzare, però, sarà a discrezione dei social. Tra questi c’è l’applicazione France Identité sviluppata dallo Stato o quella di Docaposte, de La Poste, il principale gruppo postale. Niente vieta però di fare ricorso a strumenti sviluppati da aziende private, che sollevano dubbi e timori sulla sorte dei dati personali. Il governo d’oltralpe spera di mettere a frutto l’esperienza maturata con la stretta già imposta ai siti pornografici, vietati ai minorenni dallo scorso anno.
Secondo quanto riferito da BfmTv, in caso di mancato rispetto della legge, sarà la Commissione europea a procedere con le sanzioni, che potranno arrivare fino al 6% dei ricavi mondiali delle società colte in flagrante.
Ma adattarsi nel giro di poche settimane rappresenta una corsa contro il tempo quasi impossibile da vincere. Soprattutto perché i modi per aggirare il divieto non mancano. Primo fra tutti il ricorso ad un semplice Vpn, che consente di modificare l’indirizzo IP localizzando l’utente al di fuori dei confini francesi, dove non c’è nessun limite di età per l’utilizzo dei social. A questo si aggiungono poi trucchi più semplici, come la falsificazione di documenti o l’utilizzo di carte d’identità o passaporti di amici o parenti maggiorenni. «Sì, ci sarà un aggiramento della legge», ha riconosciuto Anne Le Hénanff, ministra per l’Intelligenza artificiale e per il digitale, secondo la quale riuscire a proteggere il 70% dei giovani rappresenterebbe già una “prima tappa” importante.
La legge sembra quindi avere più un valore simbolico per la Francia, che mantenendo la promessa fatta negli anni passati da Emmanuel Macron diventa il primo Paese in Europa a applicare una simile stretta, sulla quale si sta lavorando anche a livello comunitario a Bruxelles.
L’Australia, che ha aperto la strada a livello mondiale con l’approvazione di un provvedimento simile per gli under 16 a dicembre, è stata un esempio per la legislazione francese, sebbene anche in quel caso non sono mancati i problemi.
Secondo uno studio pubblicato a fine giugno dal British Medical Journal, l’85 per cento dei ragazzi e delle ragazze che rientrano nel divieto continuano ad utilizzare i social. Nella fascia di età tra i 12 e i 13 anni non è stato rilevato nessun cambiamento, mentre la flessione tra i 14-15 anni è lieve (tra il 78% e il 69%). Per mettere un freno al fenomeno, le autorità locali hanno previsto un inasprimento delle sanzioni alle piattaforme.
Il modello australiano, però, dimostra tutta la sua inefficacia nel momento in cui si lascia l’intera gestione dei controlli nelle mani dei proprietari dei social, che oltre ad imporre le restrizioni previste dalla legge magari dovrebbero istruire anche i loro utenti ad un utilizzo più ragionato di certi siti o applicazioni.