La Stampa, 25 luglio 2026
Ucraina, strage alla fiera militare
Alle 11.25 è scattato l’allarme balistico. Pochi minuti dopo, due missili russi hanno centrato un campo di addestramento privato nel distretto di Bucha, dove erano riuniti produttori, tecnici e rappresentanti dell’industria militare ucraina per presentare nuovi sistemi destinati alla protezione delle infrastrutture. Dieci persone sono morte, quasi cento sono rimaste ferite, decine di case sono state distrutte. La procura ha aperto due inchieste parallele. Una sull’ennesimo crimine di guerra russo, l’altra per stabilire chi abbia autorizzato l’evento, quali precauzioni fossero state adottate e se il rischio di concentrare nello stesso punto decine di esponenti dell’industria militare fosse stato valutato correttamente. «La guerra non esenta nessuno dalla responsabilità delle decisioni», ha avvertito il procuratore generale Ruslan Kravchenko.
L’attacco russo è arrivato poche ore dopo il culmine di una delle più vaste campagne ucraine in profondità dall’inizio dell’anno. Nella notte, secondo il ministero della Difesa di Mosca, le difese russe avrebbero abbattuto 571 droni su 15 regioni. Le colonne di fumo nero sopra San Pietroburgo hanno mostrato che una parte dello sciame ha superato la contraerea e, per la quarta volta in una settimana, l’obiettivo è stato Wildberries, il più grande gruppo russo del commercio online. Almeno otto magazzini, circa il dieci per cento della capacità logistica, sono stati colpiti dal 18 luglio. La fondatrice Tatyana Kim, la donna più ricca della Russia, accusa Kiev di colpire piccoli imprenditori e consumatori, di colpire, in poche parole, la “normalità” russa. Per l’Ucraina, Wildberries non è solo una piattaforma commerciale: i suoi magazzini vengono usati per distribuire componenti elettronici, sistemi di navigazione e materiale destinato alla produzione dei droni russi. Colpire l’azienda significa portare la guerra dentro la vita quotidiana di milioni di cittadini russi: Wildberries e la concorrente Ozon muovono insieme beni e servizi per un valore equivalente all’8,5% del Pil e danno lavoro, direttamente o indirettamente, a quattro milioni di persone, più del 5% della forza lavoro del Paese.
La risposta russa è arrivata a Bucha. E ha riportato al centro il punto debole dell’intera difesa ucraina: i missili balistici, troppo veloci per la maggior parte dei sistemi a disposizione di Kiev. Martedì prossimo Zelensky porterà questa guerra a Washington. Secondo fonti diplomatiche, il presidente ucraino incontrerà Trump il 28 luglio, quando sarà negli Usa per partecipare alla commemorazione del senatore Lindsey Graham. Sul tavolo ci sarà la proposta di una tregua limitata agli attacchi aerei, nel tentativo di fermare almeno la guerra contro città, infrastrutture e porti senza attendere un accordo complessivo che appare sempre più lontano. Il Cremlino ha già preparato la risposta. Mosca dice di aspettare le nuove proposte di Trump, ma promette che continuerà la guerra fino alla «vittoria totale». È il consueto doppio binario russo: tenere aperto il canale con Washington, attribuire a Kiev e agli europei la responsabilità del fallimento negoziale e proseguire sul campo finché il prezzo della guerra non diventerà insostenibile.
Alla battaglia per la difesa aerea si intreccia quella aperta dentro il potere ucraino. L’ex ministro della Difesa Mykhailo Fedorov ha respinto le offerte di Zelensky di rientrare nel governo come vicepremier. Accetterà solo di tornare al ministero dal quale è stato estromesso. E da ieri sera, la «protesta dei cartoni» si è trasformata in una mobilitazione permanente.