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 2026  luglio 26 Domenica calendario

Intervista ad Angela Meade

Sta raccontando il suo dimagrimento su Instagram il soprano statunitense Angela Meade, voce tre le più notevoli d’oggi per malleabilità, bellezza, energia. Avrebbe voluto fare il medico, invece l’esser solista in chiesa l’ha condotta sul palcoscenico. Dal Metropolitan di New York – dove ha debuttato nel 2008, a trent’anni, sostituendo all’ultimo minuto, senza prove, una collega malata – al resto del mondo. Casa sua è il belcanto italiano (Rossini, Bellini, Donizetti, Verdi), come pure il teatro di Richard Strauss. Spesso impersona figure femminili vessate dal patriarcato. “Pensando a come venivano viste le donne nella società del diciannovesimo secolo, è davvero sorprendente che così tanti compositori abbiano dato loro voce”, afferma. Certo non appartengono a questa specie né l’algida Turandot, che il 24 luglio ha cantato al Festival Puccini di Torre del Lago, né Amneris, volitiva e gelosa rivale dell’“Aida” verdiana che domenica interpreta al Circo Massimo, per il cartellone estivo dell’Opera di Roma. Nel mondo dell’opera che ormai pretende da maschi e femmine silhouette cinematografiche, Meade appariva un’eccezione: la fisicità matronale l’apparentava a certe dive del passato per le quali la voce contava più d’ogni altra cosa. Perlomeno fino alla Callas, il cui dimagrimento fece epoca e segnò una spartiacque nell’immagine del cantante lirico. “Purtroppo l’argomento peso è stato una costante nella mia vita, dai bambini delle elementari ai direttori di compagnie d’opera”, rivela Meade, che in questa intervista per la prima volta parla di sé al di là della sua professione.
Angela, lei è stata bullizzata per il peso?
“Penso che donne in generale siano vittime di bullismo per il loro corpo, a prescindere dal loro aspetto. Gli standard di ‘bellezza’ imposti da Hollywood e dalla società sono irraggiungibili a lungo termine per qualsiasi donna. Il detto ‘non si è mai abbastanza magre’ la dice lunga su come il mondo, e in particolare gli uomini, percepiscono il valore di una donna. Comunque, di perdere peso, non l’ho deciso per nessun altro che per me stessa”.
Ragioni estetiche?
“Perché non ero in salute, il che aveva cominciato a compromettere la mia capacità di lavorare. Come ho spiegato in un post su Instagram, il mio corpo stava iniziando a ribellarsi e sapevo di dover cambiare qualcosa”.
Cosa ha cambiato?
“Ho consultato il mio medico riguardo alla possibilità di assumere farmaci GLP-1, noti per la capacità di ridurre l’appetito, il peso e l’insulino-resistenza. Mi hanno aiuto molto, ma non sono sufficienti a risolvere il problema”.
Che serve ancora? Nelle ultime foto sui social appare raggiante per i risultati raggiunti...
“Devo dare più priorità a me stessa, al movimento, alla scelta di pasti ricchi di proteine e fibre, assicurandomi di idratarmi a sufficienza e di dormire abbastanza. Ma sì, ho perso 61 chili e mi piacerebbe perderne altri 9”.
Lei sembra una tosta. Come i due personaggi che sta cantando in questi giorni in Italia.
"Turandot e Amneris (una parte da mezzosoprano che si adatta alla mia voce da soprano drammatico) hanno personalità simili: entrambe credono il rango di principesse consenta loro di fare ciò che vogliono, senza rendersi conto che a volte entrano in gioco forze più grandi. Nessuna delle due comprende cos’è l’amore, né sa come esprimere sentimenti e pensieri. Impartiscono solo ordini”.
Torniamo a lei. Vero che da ragazza vinceva ogni concorso di canto a cui partecipava?
“Ho vinto cinquantasette concorsi. Era un modo per farmi conoscere, possibilmente ottenendo dei ruoli in teatro, e anche per accaparrarmi premi in denaro che mi aiutassero a coprire le spese quotidiane mentre stavo iniziando la carriera”.

Ha sempre saputo che avrebbe fatto la cantante?
“Da bambina dicevo ai miei genitori che avrei voluto diventare una cardiochirurga, ma al college, una volta immersa completamente nelle lezioni di biologia, chimica e anatomia, ho capito che c’era qualcos’altro che mi interessava di più”.
E come ha scoperto la sua strada?
“Grazie alla chiesa. Una chiesa battista del profondo Sud, da dove viene la mia famiglia, anche se io sono cresciuta nella stato di Washington. Mia madre, che ne era l’organista-pianista, mi incoraggiava a cantare da solista, poiché la congregazione non era abbastanza numerosa da avere un coro. Sono sempre stata molto timida riguardo al mio talento, ma sentivo anche un desiderio intenso di esprimermi attraverso la musica. Le canzoni con testi in cui mi riconoscevo mi toccavano il cuore e volevo esprimere questo sentimento al mondo, quindi, nonostante la timidezza, cercavo di farmi coraggio e alzarmi a cantare in chiesa ogni due settimane. Anche mamma avrebbe desiderato ardentemente essere cantante, ma le era stato impedito”.
Come mai?
“I suoi genitori pensavano che non fosse accettabile cantare se non per la gloria di Dio, il che significava poterlo fare solo in chiesa. Credo che lei, come me, attraverso il canto riuscisse a connettersi intimamente con le parole, con se stessa e con l’umanità. Sfortunatamente non ha potuto mostrare il suo talento se non in chiesa e a casa, dove io ero quasi sempre il suo unico pubblico”.
In interviste passate ha deplorato il modo in cui, nei titoli di repertorio, le figure femminili appaiono vessate dalla società maschilista.
“Sì, tuttavia mi pare che oggi sempre più compositori stiano dando voce alle donne, che sono ancora emarginate dal patriarcato e da questioni come la parità salariale. Più riusciamo a trovare personaggi interessanti con storie interessanti, più possiamo riflettere sull’umanità e renderci conto che siamo tutti uguali”.