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 2026  luglio 26 Domenica calendario

Meno di un terzo dei medici e infermieri lombardi si vaccina

Il dato che colpisce è che le coperture sono basse. Perché, nonostante i tanti appelli alla vaccinazione fatti anche dallo stesso assessore al Welfare Guido Bertolaso, che più volte ha cercato di stimolare gli operatori sanitari, i numeri in Lombardia, la prima regione colpita dall’ondata del Covid nel 2020, rimangono bassi. Con meno di un operatore sanitario su tre che si vaccina per proteggersi dall’influenza.

È quanto emerge da una ricerca condotta da tre docenti della Sda Bocconi, Rosanna Tarricone, Vittoria Ardito e Francesco Petracca. Punto di partenza, il dato di copertura per le vaccinazioni anti-influenzali tra i professionisti sanitari in forza nella regione: a farsi somministrare il vaccino contro l’influenza, secondo i dati regionali, è stato il 28,6 per cento degli operatori. Con una percentuale in leggera crescita rispetto al passato, ma comunque ben lontana dai livelli di copertura auspicati dal ministero della Salute. Un numero che colpisce, considerando che va a caratterizzare la regione che fu la prima a essere colpita dal Covid 19. E vista anche la polemica nata a livello nazionale dopo l’inserimento voluto da FdI di un emendamento, nel disegno di legge sulle professioni sanitarie, che consentirebbe il reintegro dei medici radiati dall’Ordine dopo aver rifiutato la vaccinazione durante la pandemia. Emendamento rispetto al quale lo stesso Bertolaso è stato netto: «Mi pare un pessimo segnale per tutti quelli che durante il Covid hanno dato l’anima, e anche di più, per cercare di contrastare l’epidemia. Spero che lo ritirino», il commento nei giorni scorsi dell’assessore.
«Le basse coperture vaccinali tra i sanitari lombardi hanno varie ragioni – spiega allora Tarricone, professoressa associata dalla Bocconi e Associate Dean della Sda Bocconi – Una delle più frequenti è la sottostima del rischio da parte degli operatori, che è pericolosa perché spesso si tratta di professionisti a contatto con pazienti anche fragili. Ma non solo: un altro elemento dirimente sono gli “ostacoli” di tipo organizzativo. Poiché nonostante molte aziende sanitarie abbiano introdotto dei meccanismi di promozione delle vaccinazioni, spesso questi si rivelano inefficaci, visto che non sono personalizzati: penso, per esempio, alla cartellonistica appesa nelle strutture ospedaliere, oppure alla comunicazione “massiva” attraverso l’utilizzo di mail standard inviate a tutti i lavoratori senza distinzioni. Si tratta di strumenti che si rivelano poco incisivi».
Lo studio (realizzato con il supporto non condizionato di Seqirus e in collaborazione con la Regione) ha visto l’esecuzione di una survey, tra febbraio e marzo 2026, in 72 realtà sanitarie pubbliche e private accreditate lombarde tra Asst, Ats, Irccs. Obiettivo, individuare quali iniziative vengono promosse all’interno delle strutture per incentivare la vaccinazione degli operatori, come queste vengono recepite e quali “barriere” impediscono ai dati sulla vaccinazioni di crescere. Ecco allora che, ai fini di incentivare le coperture vaccinali, 34 strutture hanno esteso orari e aperture degli ambulatori anche nei weekend, proprio per cercare di rendere il più possibile accessibile il servizio vaccinale ai loro medici e infermieri. Sul fronte della comunicazione, 48 hanno utilizzato reminder elettronici automatici e 45 hanno inviato email e lettere personalizzate agli operatori sanitari, mentre soltanto in 18 centri sanitari sono state utilizzate delle misure più mirate, come l’individuazione di “ambassador vaccinali”. In sette si è addirittura scelto di usare dei moduli con cui formalmente i sanitari hanno rinunciato alla vaccinazione offerta.
«Attraverso questa survey abbiamo iniziato a far emergere le migliori pratiche che vengono adottate nelle aziende sanitarie – spiega così Tarricone – È un primo passo: il nostro obiettivo non è solo quello mappare la situazione corrente, ma anche quello di pensare a quali azioni positive possono essere intraprese in futuro proprio per migliorare i dati di copertura vaccinale». Ovvero, il cosiddetto “nudging vaccinale”, la “spinta gentile” verso i vaccini per cercare di incentivare l’adesione.