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 2026  luglio 26 Domenica calendario

I cartelli di Trump contro lo Smithsonian: "troppo woke"

Il presidente degli Stati Uniti ha ordinato di mettere cartelli davanti al più grande museo creato dal governo federale, per avvertire i visitatori che promuove bugie sulla storia nazionale e indirizzarli verso altre istituzioni culturali più appropriate.
Certe cose sarebbero difficili da immaginare, anche per le fantasie più fertili, ma stanno diventando realtà nella lotta scatenata da Donald Trump contro quella che considera la cultura autolesionista dell’Occidente, contaminata e indebolita dalla detestata tendenza “woke”. L’ultima vittima è dunque lo Smithsonian, ossia il più grande e famoso museo di Washington, accusato di essere in realtà un agente della decadenza provocata dalla «ideologia attivista radicale». Così, almeno, si legge nel rapporto di 162 pagine prodotto dall’amministrazione, per accusare la direttrice Anthea Hartig di aver compromesso «la fede nelle istituzioni americane».
Lo Smithsonian è il più grande museo federale, ma l’ordine esecutivo firmato venerdì dal capo del governo federale dispone di mettere cartelli davanti ai suoi edifici per avvertire i visitatori che le mostre in corso non rappresentano in maniera accurata la storia dell’America. Quindi li indirizzeranno verso altre istituzioni culturali, più allineate col pensiero dominante nel movimento Maga.
Questa iniziativa di Trump è solo l’ultima di una crociata, che a livello locale ha portato al divieto di insegnare la storia dello schiavismo in Texas e Florida, per non urtare la sensibilità degli studenti bianchi, o al bando di 23.000 libri nelle scuole pubbliche, tra cui L’occhio più azzurro della premio Nobel Toni Morrison o Il racconto dell’ancella di Margaret Atwood, secondo i dati di Pen America.
Il movimento Maga accusa l’ideologia “woke” di spingere l’Occidente ad autoflagellarsi. Quello che sembra sfuggire all’amministrazione è la capacità di una grande storia e cultura di riuscire nello stesso tempo a rivendicare i propri meriti e riconoscere i propri torti, magari allo scopo di tendere sempre alla costruzione di una «more perfect union», un’unione più perfetta, come esorta il preambolo della Costituzione. Nella mente di Trump una cosa sembra escludere l’altra e cercare di migliorarsi o includere è un tradimento.