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 2026  luglio 26 Domenica calendario

Liceali italiani molesti, l’ambasciata italiana in Thailandia si scusa

In Thailandia vige una regola non scritta, ma sacra per la cultura del Paese: sui mezzi pubblici bisogna parlare a bassa voce. Il comportamento indisciplinato di un gruppo di studentesse e studenti italiani ha rischiato di diventare un incidente diplomatico.
Giovedì 23 luglio, Bts Skytrain, ferrovia sopraelevata di Bangkok. A bordo viaggiano alcuni alunni della scuola d’inglese Trinity College di Licata. I ragazzi sono nella capitale per un soggiorno studio. Molti non hanno ancora compiuto 18 anni. Gridano, fanno chiasso. Una passeggera locale chiede di abbassare il tono della voce. Loro continuano. Poi, lei domanda: «Da dove venite?». La risposta: «Siamo thailandesi». Seguono risate. «In Thailandia non si urla», ribatte la donna e riprende la scena in un video. Uno studente saluta la telecamera e alza il dito medio, altri parlano in dialetto e insultano. Si sente anche una voce femminile (si saprà poi che è quella dell’insegnante) commentare: «Scusa se porto soldi nel tuo Paese». Il filmato, pubblicato su TikTok e Instagram, diventa virale: oltre mezzo milione di visualizzazioni, migliaia di condivisioni e commenti contro i minorenni.
Meno di 48 ore dopo, il domino di scuse. Si scusa il TravellingFox Estate INPSieme, tour operator: «Come può accadere con i gruppi di giovani, l’entusiasmo del momento può talvolta portare a un’eccessiva vivacità negli spazi pubblici. Ciò non giustifica tuttavia gesti o comportamenti inappropriati, che non rappresentano i valori del nostro tour operator né quelli della stragrande maggioranza dei partecipanti». Si scusa (in tre lingue) l’ambasciata italiana in Thailandia con un comunicato in cui «condanna con fermezza il comportamento inappropriato e porge le sue sincere scuse al popolo thailandese e a tutte le persone coinvolte in questo incidente». Si scusano tre accompagnatori (compresa l’insegnante) e uno dei ragazzi della comitiva. In un video, pubblicato dalla stessa ambasciata italiana, appaiono tutti e quattro in piedi, braccia distese e mani intrecciate: «Volevamo chiedere perdono per il nostro comportamento nei confronti del popolo thailandese e del Paese». I video rimbalzano ovunque: siti web, canali e profili social. L’indignazione è pubblica. Nei commenti, aumenta l’odio: «Nessun perdono, portateli a svolgere lavori socialmente utili». C’è chi avvia la «caccia» ai minorenni. Qualcuno manda foto ingrandite di particolari dei ragazzi e della docente. Qualcun altro azzarda accostamenti con profili di altri giovani con apparenti somiglianze. Lo sciame di critiche arriva nel profilo Instagram di Carolina Di Vico, studentessa estranea alla vicenda che è costretta a pubblicare vari post per fermare l’odio: «La ragazza in questione non sono io! Non sono mai stata in Thailandia!».
La polizia thailandese ha dichiarato che chiunque ritenga di essere stato insultato o umiliato può sporgere denuncia penale. L’incidente è accaduto sul suolo thailandese per cui comanda la legge del Paese. Ieri l’ambasciata italiana ha assicurato al nostro quotidiano che «la situazione è delicata». Contattata dal Corriere, l’insegnante preferisce non rilasciare dichiarazioni perché «la mia priorità è la sicurezza dei ragazzi». Quando risponde ai nostri messaggi si trova dalla polizia con gli studenti. Passa poco tempo e sul profilo TikTok della passeggera locale, compaiono nuovi video. Ci sono i ragazzi e l’insegnante dagli agenti: abbassano la testa, con le mani giunte. Didascalia: «I sei turisti italiani si sono tutti scusati con noi. Rimuoveremo le immagini in modo che la questione finisca bene come concordato».