Corriere della Sera, 26 luglio 2026
Mimmo Lucano torna (provvisoriamente) alla guida di Riace
Si sente sereno, anche se sostiene «di essere arrivato a un punto in cui ogni decisione non mi sorprende più». Mimmo Lucano, con una sentenza della Corte d’appello di Reggio Calabria, torna a guidare temporaneamente il Comune di Riace, in attesa che la Cassazione (è stato condannato in via definitiva a 18 mesi per falso ideologico) si esprima sulla decadenza da sindaco. «Governare in questo modo, con una spada di Damocle, compromette un po’ tutto: le scelte, le aspettative. E non parlo per me, ma per la comunità», dice l’eurodeputato di Avs. Riguardo all’iter giudiziario non trapela amarezza: «Mai avuto rancori, non ho mai parlato male dei giudici. Ho sempre accettato tutto con serenità. Il mio percorso è partito per caso con uno sbarco di migranti nel 1998 e un vescovo, monsignor Giancarlo Bragantini, che ci ha aperto le porte di un convento. La mia è stata una storia di valori umani e cristiani anzitutto», e ricorda che «alcuni giuristi commentarono la mia condanna in primo grado a 13 anni e 2 mesi come una sentenza scandalosa». Il futuro? «Voglio un’assemblea pubblica con tutti i cittadini. Questa legislatura ormai è un po’ compromessa per via di qualche divisione nella maggioranza. Possiamo anche andare a votare e ripartire», spiega. Le preoccupazioni sono sempre sui migranti e sull’integrazione. «Lo scontro è diventato molto radicale. La vita è un sì o no a Dio, e dire no a chi fugge da guerre e atrocità è dire un no a Dio». Sul caso di Ilaria Salis e della condanna a versare 300 mila euro a due ex collaboratori licenziati: «Ritengo che i lavoratori non possano essere mandati via in questo modo. Ma per come ho conosciuto Ilaria, sono certo che stia spendendo la vita per difendere i diritti. Ne ho stima, c’è da capire meglio cosa sia successo».