Corriere della Sera, 26 luglio 2026
Ranucci e «la massoneria in Rai». Polemica sull’intercettazione
«Report va avanti perché è un brand Rai, è sempre esistito e continuerà a esistere anche dopo, a prescindere da chi lo conduce e dagli amministratori delegati». Così Giampaolo Rossi, ad della Rai, in un’intervista a Mf, precisa il destino della trasmissione di Sigfrido Ranucci. Intanto sul giornalista continuano ad addensarsi polemiche. Che spesso nascono dai suoi colloqui privati con personaggi già entrati nel calderone mediatico-gossipparo per fatti propri. Ieri La Verità ha pubblicato lo stralcio di una conversazione telefonica tra Ranucci e Valentina Pelliccia (giornalista, comunicatrice, scrittrice, stratega dei social, come da profilo Linkedin, essendo diventato improvvisamente privato quello Instagram, ndr), finita al centro di pettegolezzi per frequentazioni in ambiente politico finora prive di riscontro. In questo colloquio, parlando di certi giri loschi che riescono a infiltrarsi in istituzioni pubbliche e soggetti privati, della propria azienda Ranucci le direbbe: «Anche dentro la Rai c’è un po’ di mafia e di massoneria». Senza aggiungere altro.
Il centrodestra è insorto: «Dopo aver smentito la sua autobiografia e le deposizioni rese in Procura, adesso Ranucci smentirà anche le gravissime insinuazioni sulla presenza di massoni e mafiosi in Rai?» attacca il vicepresidente dei senatori FdI, Marco Scurria. Per il meloniano Massimo Ruspandini, quanto rivelato «appare più il tentativo goffo di un adolescente di fare colpo sulla bella di turno che non l’analisi raffinata di un giornalista d’inchiesta».
Entra nel merito il senatore FdI Matteo Gelmetti: «Ranucci considera Lavitola (indagato come mandante dell’attentato, ndr) il suo migliore amico da diversi anni, e Lavitola è notoriamente un massone della stessa loggia del gran maestro Gioele Magaldi che fu “assoldato” da Ranucci per un servizio contro il ministro Urso».
E partono le richieste di spiegazioni. Le avanzano i componenti di FdI in commissione di Vigilanza. Ma anche il sindacato di centrodestra UniRai Figec, che si appella all’Audit Rai e all’Ordine dei giornalisti nel caso Ranucci non provasse le sue affermazioni. «L’azienda ha l’obbligo di adottare subito i provvedimenti necessari per proteggere il decoro della Rai» invoca il senatore leghista Giorgio Maria Bergesio. Mentre i componenti FI in Vigilanza concludono: «Ferma restando la solidarietà per l’attentato, è tempo di fare chiarezza sia da parte della Procura, sull’attentato, sia da parte della Rai, per capire come siano state organizzate certe inchieste di Ranucci e da chi potrebbero essere state condizionate o ispirate».
La replica di Ranucci arriva in serata, al Tg1: l’audio «riporta fatti che, se sono stati riscontrati, sono stati sicuramente denunciati, come sempre da parte del sottoscritto quando verificati. Se invece è un audio privato, è stato diffuso senza la mia autorizzazione. È grave anche questo».