Corriere della Sera, 26 luglio 2026
Schlein boccia l’ipotesi del garante e accelera sulle primarie
«Ma quale passo indietro, la strada non cambia, è sempre la stessa, il candidato premier o è chi guida il partito che prende più voti oppure lo si sceglie con le primarie». Elly Schlein risponde così ai dem che le chiedono lumi su quello che considerano l’ultimo esercizio di tafazzismo del centrosinistra. Quello di chi vorrebbe che la segretaria dem e il leader del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte rinunciassero alla disfida nei gazebo per accettare che l’alleanza si presenti alle Politiche non con un candidato premier, bensì con un nome di garanzia per tutto il Campo largo che, in caso di vittoria del centrosinistra, non aspirerebbe ad andare a Palazzo Chigi. Di nomi per un ruolo del genere ne girano tanti, tra cui quello di Pier Luigi Bersani (ma nessuno lo ha in realtà proposto al diretto interessato).
A un pezzo del Pd, composto da quelli che parteggiano per Conte e da chi teme che un non esaltante risultato della segretaria alle primarie porti a una flessione del Pd alle Politiche, l’idea non dispiace. Peccato che su questo fronte Schlein sia irremovibile. Sa benissimo che la storia del garante del Campo largo è solo un modo per sbarrarle il passo in caso di vittoria dell’alleanza dei progressisti. Del resto, quando la leader dem, nell’ultima direzione del partito, ha affermato che una parte dell’establishment italiano non la vuole a Palazzo Chigi, non si riferiva solo ai cosiddetti «poteri forti» (come quelli che di recente, a Milano, hanno voluto incontrare la sindaca di Genova Silvia Salis). No, Schlein aveva in mente anche quel pezzo della politica italiana che è diffidente nei suoi confronti. «Basta con tutti questi che vogliono muovere i fili come burattinai in ogni stagione del Pd», dicono nel cerchio stretto della segretaria.
Eppure l’ipotesi che nel migliore dei casi viene definita «un’idea di difficile realizzazione», quando non viene bollata direttamente come «una supercazzola», continua a circolare. E Schlein continua a non fidarsi. Per questa ragione se un incontro a tu per tu con Conte prima o poi ci sarà, si incentrerà su un patto a due sulle primarie, per evitare altri giochi e giochini. E il fatto che l’ipotesi in questione sia emersa per la prima volta su Rinascita, che è il giornale di Goffredo Bettini, grande amico di Conte, e che poi a rilanciarla sia stato Alessandro Onorato, in buoni rapporti con il leader del M5S che vede l’assessore romano come l’anti Renzi, ha fatto sorgere più di un dubbio tra i fedelissimi della segretaria. Il sospetto è che questa sia un’operazione di quanti nel centrosinistra preferiscono l’ex premier alla leader del Partito democratico. Perciò diventa vitale stringere un patto con Conte sulle primarie, dal momento che l’ex premier ha già bocciato l’idea che vada a Palazzo Chigi chi guida il partito maggiore, perché sa che in quel caso, se il centrosinistra vincesse, la presidente del Consiglio sarebbe automaticamente Schlein.
Peraltro l’idea di un nome di garanzia per il Campo largo presenta un’altra pecca di non poco conto, come ha spiegato la stessa segretaria a qualche compagno di partito: «Perché si darebbe un’arma di propaganda a Meloni, che così farebbe tutta la campagna elettorale dicendo con il centrodestra sapete chi governerà, con gli altri chissà». Un’obiezione più che fondata secondo molti nel Pd, dove anche chi non è un acceso tifoso della segretaria ritiene che «il fiorire di tutte queste idee strampalate sia controproducente perché rivela la debolezza della coalizione di centrosinistra».
Ma chi conosce il Campo largo è pronto a scommettere che questa, come altre ipotesi fantasiose quanto tortuose, continueranno a circolare, anche se al Nazareno non si esclude di accelerare sulle primarie perché c’è il sospetto che Meloni punti ad anticipare le elezioni.