Corriere della Sera, 26 luglio 2026
Valentina Nappi "tentata" da +Europa
«Non vorrei lasciare la carriera pornografica per la politica, ma l’avventura mi tenta perché credo molto in certi valori. Se nel 2027 sarò candidata da +Europa, però, non andrò mica in Aula a scaldare la sedia, io mi sento una donna di sinistra. Sinistra progressista...». Valentina Nappi, 35 anni, pornostar, 7 milioni di follower tra Instagram, X e TikTok, non era neanche nata quando Marco Pannella e i Radicali, nel 1987, fecero eleggere alla Camera con quasi 20 mila preferenze Ilona Staller, in arte Cicciolina. L’idea di candidare Nappi, 40 anni dopo, ora sta balenando nella mente del presidente dei Radicali italiani e di +Europa, Matteo Hallissey, che con la pornodiva di Scafati (iniziò a lavorare con Rocco Siffredi nel 2011) ha appena depositato alla Camera le 50 mila firme per chiedere l’abolizione della «tassa etica», già pornotax, l’addizionale del 25% su Irpef e Ires applicata a chi lavora nella pornografia: «Tassa ingiusta che io mi rifiuto di pagare – dice Nappi – e che costringe molte lavoratrici e onlyfanser italiane a emigrare all’estero. La nostra è una battaglia culturale: il sesso in Italia viene considerato qualcosa di poco etico. Capito? Per questo lo tassano, anche se non fa male a nessuno». «A Ilona sarò sempre grata – continua la pornostar —. Con le sue battaglie ha cambiato il costume. Cicciolina all’inizio veniva portata via per i capelli dalla polizia quando si esibiva nuda nei locali...». Riccardo Magi, segretario di +Europa, pensa, però, che con questa nuova legge elettorale non solo la pornodiva ma tutto il partito rischierà di non entrare in Parlamento: «Tra norma anti-cespugli, no alle preferenze, soglia di sbarramento... Ai tempi di Cicciolina, il Partito radicale conquistò 13 seggi col 2,5%. Oggi siamo al 2,9% e fanno di tutto per ostacolarci». Nappi intanto avrebbe già un’idea sulla prima battaglia da portare avanti alla Camera: «Sono entrata là e ho visto tutti gli uomini castigati in giacca, mentre le donne possono vestirsi a loro piacimento. Ma perché? Anche questo è sessismo».