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 2026  luglio 26 Domenica calendario

Cena dei corrispondenti, Trump insulta i cronisti e scherza sulla ricandidatura

Indossando un cappellino rosso con la scritta «Trump 2028», alla fine del suo discorso il presidente degli Stati Uniti ha annunciato «uno scoop»: la sua candidatura alle prossime elezioni presidenziali. «Ho vinto tre volte e ora lo farò di nuovo», ha detto Trump (ripetendo l’accusa sulle elezioni «rubate» nel 2020). In realtà il 22esimo emendamento della Costituzione prevede che si possa essere eletti per un massimo di due mandati presidenziali; Trump ha sottolineato che stava solo scherzando. «Una cosa che ho imparato con la stampa è: non essere sarcastico – ha detto il presidente in un altro momento del discorso —. Sono una persona molto sarcastica e la maggior parte della gente lo sa, ma ci sono persone cattive che scrivono esattamente quello che dico, anche se dico che sto solo scherzando».
Capienza ridotta
Trump parlava alla Cena dei corrispondenti della Casa Bianca: si è tenuta venerdì sera al Waldorf Astoria, dopo che un attentato costrinse ad annullarla ad aprile. Stavolta eravamo solo in 700: tra giornalisti, politici, membri dello staff (normalmente si è in oltre 2.000). L’esclusività è piaciuta al presidente che l’ha definito «il biglietto più desiderato in città» (mancavano però la first lady Melania, il vicepresidente JD Vance e il segretario di Stato Marco Rubio).
«Devo essere serio? Devo fare il comico? Immagino che farò un po’ di tutto, ma una cosa è certa: non farò il discorso dell’altra volta. Sarebbe stato una roba pazzesca, ero gasatissimo, avrei fatto a pezzi la gente – ha detto il presidente —. Qualcosa è cambiato, e per il meglio, quindi faremo a pezzi la gente soltanto un pochino».
Gli organizzatori hanno voluto ripetere l’evento per segnalare il rifiuto di farsi intimidire dalla violenza politica. «Noi risolviamo le nostre divergenze non con i proiettili ma con il dibattito aperto e vigoroso – ha detto Trump —: nessun perdente con una pistola potrà cambiarlo, non permetteremo che accada». È stato premiato Victor Gonzalez, l’agente che fermò l’attentatore.
La lunga cerimonia
Poi però Trump ha dovuto assistere a una lunga cerimonia in cui sono stati premiati una serie di giornalisti per articoli critici nei suoi confronti, ad alcuni dei quali ha fatto causa. Il presidente ha stretto la mano ai vincitori, inclusi Kaitlan Collins della Cnn e la squadra dei giornalisti del Wall Street Journal che ha raccontato i legami di Trump con Epstein, che poi nel suo discorso lui ha definito fake news. «Non dovrebbe ricevere un premio», ha detto di Collins, ripetendo che non sorride mai e sostenendo di averla scambiata per l’infuencer transgender Dylan Mulvaney raffigurata sulla lattina della birra Bud Light. Trump ha definito Don Lemon (ex Cnn) la persona «con meno ascolti e col più basso quoziente intellettivo in tv»; ha affermato che il tour (molto critico verso il presidente) di Bruce Springsteen verrà ricordato come «Bored in the Usa»; ha soprannominato il deputato della California Adam Schiff «testa d’anguria perché ha la testa più grossa che abbia mai visto e il collo sottile come una matita». Per insultare impunemente il governatore dell’Illinois J.B. Pritzker, Trump ha finto che qualcuno in fondo alla sala l’abbia definito «un grasso maiale» (poi però ma ha anche riflettuto sui propri problemi di peso); del candidato al Senato in Texas James Talarico ha sostenuto: «Odia le armi, il petrolio, il sesso... il cristianesimo». Ha anche ironizzato sul suo ministro Bobby Kennedy junior: «Ha personalmente investito la mucca» per la bistecca nei piatti.
Ma il discorso è stato soprattutto un racconto del suo rapporto con i media. Trump ha spiegato che, siccome il suo staff non gli diceva che i giornalisti chiamavano per parlargli, ha deciso di rispondere direttamente al cellulare: «È la cosa più stupida che ho fatto, ora ricevo una telefonata ogni tre, sette minuti». Ma ha precisato che «quando non parli con la stampa, scrivono sempre una storia negativa su di te. Quando ci parli, hai una chance di avere una storia positiva».
Noia
Otto organizzazioni giornalistiche avevano chiesto che l’evento di venerdì criticasse «gli attacchi di Trump al Primo emendamento della Costituzione», ma l’Associazione dei corrispondenti della Casa Bianca ha fortemente voluto la sua partecipazione alla cena (che aveva sempre boicottato da presidente).
Il gala è anche un momento di incontro tra giornalisti e membri del governo. Il rappresentante per il Commercio Usa Jamieson Greer, prima di sedersi a tavola, ha detto al Corriere che se l’Ue non capisce che le norme che regolano Big Tech e la questione dei dazi vanno guardate insieme, dopo episodi come la recente multa a Google rischiano di vedere tassate le proprie aziende di comunicazione negli Usa e di perdere anche il sostegno di alleati come lui, che si sente vicino all’Europa in virtù del passato di missionario mormone.
Normalmente alla cena c’è un comico che prende in giro il presidente, ma sarebbe stato complicato visto che Trump ha fatto pressione per far licenziare molti dei più famosi dalle tv («sono senza talento, arrabbiati, malati»). C’era invece un «mentalista», Oz Pearlman, che indovinava i pensieri degli invitati: lo show è parso annoiare il presidente che, distratto, guardava i i lampadari di cristalli cechi (li ha comprati lui: il Waldorf Astoria era in precedenza il Trump International Hotel).
Trump ha concluso proclamandosi il più forte sostenitore della libertà di espressione e il presidente più accessibile e trasparente. «Non avete idea di quanto siete fortunati, quando me ne andrò finirete tutti in bancarotta. Non ci sarà nessuno di cui scrivere. A nessuno frega niente di chiunque altro».