Corriere della Sera, 26 luglio 2026
Guerriglia No Tav. I 700 incappucciati e il blitz nel cantiere
L’orologio segna le 13 in punto quando il lungo serpentone si mette in marcia da Borgata 8 dicembre a Venaus, cuore del festival Alta felicità, la rassegna No Tav arrivata alla decima edizione. «Siamo ventimila – esultano i manifestanti —. Davanti alla distruzione della nostra terra ci contrapponiamo. Oggi vogliamo fermare la Tav, la Val di Susa ci ha insegnato a lottare». Il corteo procede tra gli applausi dei residenti, si affacciano anche bambini a sventolare bandiere No Tav. Ma dopo poche centinaia di metri il lungo serpentone si divide: metà si incammina verso Giaglione e il presidio dei Mulini, il resto del corteo imbocca la strada verso Susa. Di lì a poco inizierà un lungo pomeriggio di scontri e attacchi su più fronti, che segnano il ritorno della guerriglia No Tav, con centinaia di antagonisti incappucciati che hanno usato sassi,bombe carta e anche molotov contro le forze dell’ordine a protezione dei cantieri dell’Alta velocità. Il bilancio, ancora provvisorio, ieri sera era di una sessantina di agenti feriti e almeno quattro mezzi dati alle fiamme.
Il fronte più caldo è quello che raggiunge il presidio dei Mulini, dopo una camminata di chilometri e chilometri tra i sentieri nei boschi. A guidare il corteo è un anziano, bandiera No Tav in una mano e bastone per sorreggersi nell’altra. Il serpentone guada un fiume, arriva a ridosso del cantiere di Chiomonte e aspetta di ricompattarsi per dare il via all’assalto più importante. Il «blocco nero», costituito dagli antagonisti eredi degli storici Black bloc che operarono in molte città tra cui Genova durante il G8 del 2001, si fa largo. In settecento entrano nel cantiere, dando il via a una lunga battaglia.
In serata il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha chiamato il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi per esprimere alle forze dell’ordine la sua «solidarietà e il suo ringraziamento per la loro azione al servizio della comunità nazionale» e sottolineare la sua vicinanza agli agenti feriti. Piantedosi vede nei fatti di ieri «la conferma di una volontà, da parte di qualcuno, di dare luogo a un’escalation che richiede la massima attenzione. Serve una presa di posizione unitaria, netta e senza ambiguità da parte di tutte le forze politiche e delle istituzioni».
Per la premier Giorgia Meloni «chi lancia bombe carta, incendia mezzi dello Stato e aggredisce le forze dell’ordine non sta difendendo un’idea, sta attaccando lo Stato. A Chiomonte, dopo quanto accaduto nei giorni scorsi a Bologna, ancora una volta donne e uomini in divisa sono stati bersaglio della violenza di delinquenti incappucciati. A loro va la mia solidarietà e quella del Governo. La violenza non piegherà lo Stato: chi serve l’Italia non sarà mai lasciato solo». Vittorio Pisani, capo della Polizia, ha telefonato al questore di Torino Massimo Gambino per ringraziare i poliziotti, i carabinieri ed i finanzieri che anche oggi hanno affrontato un servizio impegnativo e rischioso, esprimendo vicinanza ai numerosi feriti.
La guerriglia No Tav finisce al centro del dibattito politico. Il vicepremier Tajani attacca: «La sinistra è sempre più tollerante, se non addirittura connivente, con i teppisti, i violenti e i gruppi eversivi, da Bologna alla Val di Susa». II vicepremier leghista Matteo Salvini parla di «frutti avvelenati e violenti di una sinistra che alimenta odio e delegittimazione contro le forze dell’ordine». «I No Tav che hanno assalito i cantieri e bruciato camionette dei carabinieri sono dei criminali che devono pagare», afferma Matteo Renzi. Condanne anche dal Pd: «La violenza non è mai accettabile, solidarietà alle forze dell’ordine aggredite», dice il responsabile sicurezza del Pd, Matteo Mauri. Per il sindaco di Torino, Stefano Lo Russo, «le gravissime violenze meritano una condanna ferma e senza alcuna ambiguità» ma «il diritto al dissenso merita sempre piena tutela».