Corriere della Sera, 25 luglio 2026
Fmi: bene l’Italia sul deficit. Allarme Confindustria sul Pil
L’economia italiana cresce, ma con un passo moderato e sostenuto «in parte dai continui investimenti previsti dal Pnrr». A constatarlo è il Fondo monetario internazionale, ricordando l’aumento del Pil dello 0,5% dello scorso anno e le previsioni con un analogo tasso di crescita per il 2026 e 2027 (mentre per il 2028 è atteso, un +0,8%). Nel periodico rapporto sull’Italia gli economisti del Fondo registrano i progressi nel percorso dei conti pubblici indicando la riduzione del deficit al 3,1% del Pil nel 2025 (+2,9% nel 2026 e +2,8% l’anno seguente). Progressi che «meritano di essere lodati e sottolineati», sebbene come notato dalla capo missione del Fmi, Lone Christiansen, «il debito pubblico è elevato», intorno al 137% del Pil nel 2025, tanto da suggerire un «avvio deciso del percorso di riduzione» e, soprattutto, «la raccomandazione ad accelerare leggermente il ritmo nel breve termine». Il rapporto del Fmi si sofferma anche sullo stato di salute del sistema finanziario italiano, rilevando che «rimane sostanzialmente solido, grazie a un’efficace vigilanza e alla resilienza dimostrata dalle banche anche in scenari avversi estremi».
Le avversità principali restano, intanto, quelle riassunte da Christiansen che ricorda: «Il conflitto in Medio Oriente e l’elevata incertezza globale sono fattori che peseranno».
Una previsione condivisa da Confindustria nella nota sulla congiuntura flash del centro studi, che esplicita le preoccupazione di Viale dell’Astronomia. «Inizia male il terzo trimestre. La guerra in Iran è riesplosa a luglio e l’incertezza sui prossimi sviluppi è massima: ne ha risentito subito il prezzo del petrolio. Dopo aver già frenato il Pil italiano nel secondo trimestre – spiega l’analisi –, gli impatti della guerra si allungano ora anche sul terzo». L’indagine di Confindustria tratteggia un quadro sintetico dove «l’inflazione resterà alta per un po’», mentre, «il canale del credito si sta irrigidendo. L’industria perde colpi dopo mesi di shock, gli investimenti frenano. I servizi si stabilizzano, grazie al rapido recupero del turismo estero, ma non crescono.
Sotto la lente restano i rincari di gas e petrolio e i temuti effetti su bollette di famiglie e imprese. «La nuova escalation militare tra Usa e Iran ha causato una caduta dei transiti di navi per lo Stretto. Il prezzo del Brent è di nuovo ben sopra i livelli di febbraio, sebbene sotto il picco di maggio. Anche il prezzo del gas, ha virato nuovamente al rialzo».