Corriere della Sera, 25 luglio 2026
Matilde uccisa in A33. L’autista della Porsche condannato a 8 anni
Nessuna gara in autostrada, nessuna sfida a folle velocità. Matilde Baldi è morta in un tragico incidente, tamponata da una Porsche che sull’Asti-Cuneo viaggiava a oltre 200 chilometri orari. A dirlo è la sentenza con cui il giudice del Tribunale di Asti Matteo Bertelli Motta ha condannato a 8 anni di reclusione Franco Vacchina, il 64enne commerciante d’auto che alla guida di una Porsche Gt3 urtò con violenza la Fiat 500 su cui la ventenne astigiana si trovava con la madre. E assolto da tutte le accuse Davide Bertello, l’uomo alla guida della seconda Porsche e indicato dalla procura come l’altro partecipante alla gara.
Sono le 16 quando viene letta la sentenza. Il giudice, dopo una camera di consiglio durata poco più di 40 minuti, pronuncia un verdetto che riscrive la storia della morte della ragazza. La Fiat 500 sulla quale Matilde viaggiava in compagnia della mamma Elvia Pia venne tamponata da Vacchina sull’A33 pochi minuti dopo le 20 dell’11 dicembre 2025. Negli atti dell’inchiesta è scritto che al momento dello scontro il conducente della vettura sportiva stava sfidando Bertello a suon di sorpassi: una gara iniziata già nel centro di Asti e poi proseguita in autostrada con «manovre pericolose e brusche accelerate».
Ora questa ricostruzione è stata cancellata dal verdetto. Il gup ha condannato Vacchina (difeso dagli avvocati Ferruccio Rattazzi e Giacomo Francini) per omicidio stradale, aggravato dalla velocità, e lo ha assolto dal reato di gara. Accusa, quest’ultima, che condivideva con Bertello, 48 anni, al quale era contestata anche l’omissione di soccorso. A descrivere la gara, secondo la tesi del pubblico ministero Sara Paterno (che aveva chiesto per gli imputati 10 e 5 anni di carcere), erano i racconti di alcuni testimoni e le telecamere che avevano ripreso le due vetture appaiate ancora prima dell’ingresso in A33, dove poi Vacchina tamponò la 500 con a bordo madre e figlia: la donna riportò lesioni per 40 giorni, Matilde morì in ospedale ad Alessandria dopo 5 giorni di agonia.
«Otto anni sono una pena importante, che lenisce relativamente il dolore della famiglia – sottolinea l’avvocato Pierpaolo Berardi, che assiste i genitori e il fratello di Matilde —. Leggeremo le motivazioni e valuteremo se chiedere al pm di fare appello».
Da parte degli imputati poca voglia di analizzare il verdetto. «Oggi per me finisce un calvario, sono stati sette mesi difficili – dice Bertello —. La sentenza conferma quanto ho sempre sostenuto: non c’è stata alcuna gara di velocità. Non ho mai perso la fiducia che la verità emergesse, per questo abbiamo chiesto l’acquisizione dei video delle telecamere. Resta il dolore per la famiglia di Matilde, per il quale nutro un profondo rispetto». Parla di «sentenza giusta» il suo avvocato, Michele Galasso. Che sottolinea come il verdetto «ha avuto la forza, in un clima non semplice, di tenere distinte la tragedia profondissima che ha colpito le vittime dalla ricerca oggettiva e rigorosa della verità». Annuncia l’impugnazione in appello l’avvocato di Vacchina, Rattazzi: «Non c’è nulla da dire. Siamo contenti che sia caduta la tesi della gara, ma è rimasta l’alta velocità e noi riteniamo non ci fosse neanche quella. Il mio assistito si è attivato più volte per avere notizie di Matilde durante il ricovero, ma per riservatezza e garbo ha ritenuto inopportuno disturbare la famiglia».