Corriere della Sera, 25 luglio 2026
Caroccia, blitz dei legali. Depositate in Procura le chat
Adesso quelle chat sono in Procura. Mentre l’aula della Camera si appresta allo scontro sul no della Giunta per le autorizzazioni all’acquisizione, sono già arrivati al procuratore i messaggi fra l’ex sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro Delle Vedove e il ristoratore Mauro Caroccia, accusato di essere il prestanome del clan Senese.
Li ha depositati ieri la difesa di Caroccia. Sette pagine allegate ai due fogli di memoria che, secondo l’avvocato Fabrizio Gallo «è l’unica strada per dimostrare l’innocenza» del ristoratore. «Giacché dalle chat si capisce chiaramente chi è il proprietario del locale». Ma «il Parlamento, negando l’acquisizione, fa un grosso danno a un cittadino che non può difendersi, visto che Delmastro non è indagato». Per il legale «nella fase dibattimentale ci sarà un conflitto tra il diritto alla difesa e il diritto all’immunità», ma «la Corte Costituzionale ha già stabilito, con una sentenza del 2007, che il primo è superiore», sostiene.
La mossa è stata accolta di buon grado dallo stesso deputato di FdI, che non si è opposto alla consegna di quei messaggi (ritenuti invece dalla Giunta «corrispondenza» e tutelati dall’articolo 68 della Costituzione, per analogia con quanto stabilì la Consulta per quelli di Matteo Renzi nel caso Open). Ma è stato accusato dal M5S di «ostacolare le indagini di camorra pur di nascondersi dietro il “no” all’uso delle chat».
«Le chat faranno piena chiarezza sulla mia estraneità all’intera vicenda», ha dichiarato Delmastro. «Le interlocuzioni di carattere amichevole sono tipiche del dialogo che si può avere con un ristoratore romano. Del quale, confermo, non ho mai nemmeno supposto coinvolgimenti veri o presunti con ambienti criminali», ha continuato. Specificando di non aver preso posizione sulla consegna dei messaggi ai pm «non perché non creda nelle garanzie costituzionali a salvaguardia della riservatezza e della libertà delle conversazioni degli eletti, ma perché personalmente coinvolto». Ma visto che sono arrivate ai pm, dice, «mostreranno senza ombra di dubbio la totale estraneità del sottoscritto e della attività di ristorazione da logiche criminali».
Con gli amici, il deputato ieri si sfogava così: «Bene. Così vedranno finalmente che non c’è nessun accenno al clan Senese, né ad alcuna attività criminale, ma nemmeno al riciclaggio di un locale che non ha mai fatturato somme importanti, tipiche di chi ripulisce soldi criminali, anzi, aveva bisogno per sopravvivere anche di un finanziamento dei soci da 1.500 euro. E, soprattutto, la gran parte dei pagamenti avveniva con il Pos!».
Delmastro non è stato convocato, ma se la Procura vorrà farlo per sentirlo come persona informata sui fatti è pronto a portare con sé «le carte». Ovvero la documentazione che mostra come non ci siano ombre nei conti del locale. Unica cosa, fa notare ai suoi, «che può spiegare come mai, a 4 mesi dai fatti, il locale non sia stato mai sequestrato».
Ma cosa contengono quelle chat? Innanzitutto sono due. In una Delmastro parla con il ristoratore prima dell’arresto di lui. Nell’altra ci sono gli altri soci di Bisteccherie d’Italia. Dice il legale di Caroccia: «Sono sei le persone coinvolte. I messaggi vanno dalla nascita della Bisteccheria, fino al momento dell’addio di Delmastro. Ci sono dei mesi caldi. Soprattutto in concomitanza della fine del rapporto: tra dicembre e gennaio. Cosa si sono detti in quelle settimane è cruciale per capire chi era il proprietario del ristorante». In realtà l’addio di Delmastro sarebbe avvenuto più avanti. Quando, a suo dire, scoprì con l’arresto di Caroccia le sue frequentazioni e si liberò delle quote cedendole a un’altra socia che le cederà a sua volta. «Le prove sono in quelle sette pagine», conclude Gallo.