Corriere della Sera, 25 luglio 2026
I guai di Piantedosi, tra la grazia a Roggero e Salvini
Sipario. Almeno per ora, il tormentone sul Viminale dovrebbe chiudersi. Ieri Matteo Piantedosi lo ha detto nel modo più chiaro possibile. Il ministro dell’Interno, va detto, non ha mai perso l’aplomb quando i giornali erano pieni delle richieste leghiste di sostituirlo con Matteo Salvini. E ieri, ospite di David Parenzo a L’aria che tira su La7, l’uomo del Viminale lo ha specificato: «Rimango al Viminale. E mi sembra che Salvini stesso abbia dichiarato in queste ore che per il prossimo anno lo vedremo al ministero dei Trasporti». In effetti, la richiesta più che dal vicepremier in persona era stata del partito. A partire dal tribolato Consiglio federale dello scorso 11 giugno che aveva invece richiesto appunto quello, il ritorno di Salvini all’Interno per contrastare la rampante propaganda di Roberto Vannacci e di Futuro nazionale sui temi della sicurezza.
Già capo di Gabinetto con Matteo Salvini all’Interno, Piantedosi ieri ha ribadito il suo profilo da civil servant: «Sono stato chiamato e ho detto obbedisco. Finché mi diranno di rimanere, obbedirò». Poi, di nuovo il fair play: «Se Salvini tornerà al Viminale, io sarò la prima persona che ne potrà essere contenta perché ho avuto il privilegio di lavorare con lui quell’anno. E quindi so quali sono le potenzialità positive di Salvini come ministro dell’Interno». Insomma: «Se in futuro sarà lui il ministro dell’Interno, io ne sarò contentissimo».
Poi, Matteo Piantedosi è stato invitato a parlare della possibilità della grazia a Mario Roggero, il gioielliere di Grinzane Cavour che ha ucciso e ferito i suoi rapinatori e per cui la Cassazione ha confermato la condanna a 14 anni e 9 mesi di carcere. Spiega Piantedosi: «A mio modo di vedere la ricostruzione giudiziaria che è stata fatta, a leggi vigenti, è stata corretta». E dunque «non è stato opportuno sollecitare l’intervento del capo dello Stato dal punto di vista della grazia, non è questo il modo con cui il presidente della Repubblica può valutare casi come questo». E pazienza se la richiesta era venuta, con annunciata raccolta di firme, da tutti i partiti del centrodestra. Detto questo, osserva Piantedosi, «oggi c’è una richiesta di maggiore tutela di fronte a certi reati, una sensibilità che dobbiamo tenere in considerazione». Ma attenzione: nonostante la Lega abbia presentato la proposta di estendere la legittima difesa a «qualsiasi reazione» da parte della vittima di un’aggressione, il ministro è cauto: «Non vuol dire che dobbiamo cambiare necessariamente la legge sulla legittima difesa, non dobbiamo andare incontro al Far West». Anche se «si può lavorare sui risarcimenti, e considerare lo stato d’animo delle vittime di certe situazioni». Perché «talvolta alcune interpretazioni giudiziarie possono essere andate contro un certo sentimento diffuso e tutto questo va tenuto nella debita considerazione».
Il ministro è stato affilato nei confronti di Roberto Vannacci, spina fissa nel fianco del centrodestra. Piantedosi gli riconosce di essere stato «molto abile perché con un video ha escogitato un ennesimo espediente politico di cui state parlando tutti». Detto questo, «non credo che lui sia la vera destra». Perché quanto dice «coincide non solo su quello che stiamo dicendo, ma su ciò che stiamo praticando». Insomma, «la differenza è che noi lo stiamo facendo mentre lui dice “lo faremo”».