Corriere della Sera, 25 luglio 2026
Imputabilità dei minori, prosegue lo scontro tra maggioranza, opposizione e addetti ai lavori
Fra i tanti argomenti di divisioni tra i partiti nelle ultime settimane se ne aggiunge uno nuovo, sempre legato al tema della sicurezza. È il provvedimento varato dal Consiglio dei ministri – dovrà passare per il voto delle Camere – che considera imputabile «fino a prova contraria» chiunque abbia commesso un reato e abbia più di 14 anni. L’eventuale incapacità di intendere e volere, insomma, dovrà essere dimostrata dagli avvocati dei rei.
Una norma già definita anti-maranza, che ha portato ieri a un botta e risposta social. I deputati del Pd avevano pubblicato un post con la foto di Meloni e la scritta: «Con lei anche i vostri figli possono andare in carcere». In serata la premier ha risposto: «“Con lei” anche i vostri figli possono andare in carcere se delinquono. Per tutti gli altri stiamo lavorando perché possano crescere in un’Italia più sicura». E un ps: «Grazie per aver contribuito a far conoscere questa norma di buonsenso». Insomma, come fatto il giorno prima, Meloni insiste: «Se commetti un reato non ti puoi nascondere dietro la minore età». E sul disegno di legge stavolta la maggioranza è unita. Ma unita è anche l’opposizione, che respinge questa nuova stretta penale sostenendo che per i giovanissimi serve ben altro appoggio, e contrari sono anche esperti psicologi, associazioni che si occupano del recupero dei giovani carcerati e avvocati, con le camere penali che parlano di «regressione» e possibile incostituzionalità.
Non la pensa così Matteo Salvini: «Avere 16 o 17 anni oggi è diverso da quando li avevo io negli anni ‘90, e quindi onori e oneri, se commetti un reato non ti puoi nascondere dietro la minore età». Lo dice «da genitore» il leader della Lega: «Non può più passare il concetto che si sia impuniti anche se si va in giro col coltello, se si minaccia, rapina, aggredisce, perché non si hanno ancora 18 anni». D’accordo anche la vicesegretaria di FI Deborah Bergamini, così come Maurizio Gasparri. Anche Noi moderati, con Maristella Gelmini, è a favore, vista la crescita del «fenomeno maranza e di ragazzini minorenni che, a seguito di una percezione di impunibilità, vengono anche strumentalizzati e usati dalla criminalità proprio perché non punibili».
Opposto il giudizio dell’opposizione: «Nella folle corsa all’inseguimento di Vannacci, Meloni ci sta portando sulla porta dell’inciviltà», e questo perché «nelle misure non c’è nulla contro la povertà educativa, l’abbandono scolastico, l’esclusione sociale» dice il capogruoppo al Senato del Pd Francesco Boccia. Giuseppe Conte sceglie il sarcasmo: il governo non fa nulla per i cittadini ma «una cosa l’ha fatta: “Chi sbaglia paga, pure se minore”. L’importante è che non sia di FdI: lì partono scudi di protezione come nel caso di Santanchè o Delmastro».
Ma a far rumore è anche il parere degli addetti ai lavori. Critiche da Magistratura democratica («si cancella l’adolescenza»), dalla Uil e dalla Cgil, dagli psicologi, dal Cappellano dell’istituto per minori Beccaria fino alla giunta dell’Unione camere penali che è durissima: parla di una «preoccupante regressione culturale» e definisce tutto ciò che è stato deciso dal dopo decreto Caivano capace di generare «forti dubbi di compatibilità costituzionale» e in ogni caso un passo indietro per la civiltà giuridica.