Corriere della Sera, 25 luglio 2026
Cisgiordania nel caos: assalti e violenze
Le immagini riprese da lontano con i telefonini mostrano i campi secchi per l’arsura, i muretti di pietra bianca, i corpi sull’erba ingiallita. Non ricostruiscono quello che sia successo vicino al villaggio palestinese di Tell. I coloni raccontano che un gruppo dal vicino avamposto di Havat Gilad, dalle parti di Nablus, sarebbe uscito per una scampagnata e avrebbe incontrato i palestinesi che uscivano dalla moschea di Tell, dopo le preghiere del venerdì. Sarebbero stati attaccati, un arabo ha preso la pistola della guardia che accompagnava la «passeggiata», l’esercito è dovuto intervenire: gli israeliani uccisi sono due – l’uomo della sicurezza per la colonia e un soldato —, i palestinesi quattro.
Adesso gli ufficiali dicono che la «gita» in quell’area non era stata autorizzata e che proteggere tutti gli avamposti in Cisgiordania è un compito quasi impossibile, soprattutto mentre Tsahal si prepara a un’altra operazione contro l’Iran e restano aperti i fronti nel sud del Libano e nella Striscia di Gaza, nonostante i cessate il fuoco. Le preoccupazioni dei comandanti non frenano Benjamin Netanyahu e il governo di estrema destra: il primo ministro annuncia di voler accelerare «la legalizzazione degli avamposti» piazzati in mezzo ai territori palestinesi. Sono considerati illegali dalla comunità internazionale e neppure autorizzati dallo Stato israeliano.
Ai coloni non basta, come non basta il raid delle truppe a Nablus, dove hanno fatto irruzione anche all’ospedale per arrestare i palestinesi feriti che avevano partecipato agli scontri. Non bastano le parole di David Zini – il capo dei servizi segreti interni, lo Shin Bet, e uno di loro – che invita «a non farsi giustizia da soli». Decine di estremisti israeliani hanno assaltato villaggi palestinesi, dando fuoco alle auto e lanciando pietre, raid che sono diventati quasi quotidiani anche senza la scusa di «vendicarsi».
Lo stato maggiore ha imposto il coprifuoco a Nablus e sta preparando un’operazione in Cisgiordania con l’invio di rinforzi. I generali temono che i territori occupati ora possano diventare di nuovo un fronte di battaglia: i palestinesi si stanno organizzando e hanno creato settanta comitati locali per proteggere i villaggi attaccati dai coloni. Anche le elezioni parlamentari a novembre – le prime concesse dal presidente Abu Mazen in vent’anni, le prime dalla vittoria di Hamas – sono considerate dall’intelligence una possibile causa di tensione.