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 2026  luglio 26 Domenica calendario

Un profilo degli Houthi

Gli Houthi sono la seconda componente della manovra di Teheran per condizionare i traffici marittimi. I pasdaran «controllano» Hormuz nel Golfo mentre i miliziani yemeniti «pensano» a Bab el Mandeb nel Mar Rosso.
Chi sono?
Noti anche come Ansar Allah, di fede sciita, si sono fatti strada fin dagli anni ’80 e sono diventati una delle forze più rappresentative nel conflitto civile nello Yemen. Si battono contro il governo centrale e altre fazioni presenti nel Paese. Sono profondamente ostili all’Arabia Saudita che ha tentato di ridimensionarli con una spedizione militare insieme agli Emirati ma ne è uscita con le ossa rotte. Dispongono di oltre 100 mila uomini, hanno grande esperienza bellica e sfruttano al meglio il territorio sotto il loro controllo. Li guida Abdulmalik al Houthi.
Governano con il pugno di ferro. Report internazionali hanno denunciato violazioni ripetute, arresti arbitrari, sparizioni. Le voci del dissenso sono soffocate, usando la scusa della «caccia alle spie» mettono in galera oppositori o semplici critici. Negli ultimi due anni hanno anche detenuto personale delle Nazioni Unite. Drammatica la situazione alimentare e sanitaria: le ripetute crisi l’hanno aggravata. Forti limitazioni ai diritti delle donne, con restrizioni e veti che coinvolgono anche i minori.
Come sono armati?
Nel tempo, con l’aiuto dell’Iran, hanno creato un arsenale che consente loro molte opzioni. Dispongono di droni-kamikaze e missili in grado di raggiungere target fino a 2 mila chilometri di distanza. Hanno sviluppato mezzi navali – come barchini radiocomandati, mine – per poter disturbare la navigazione. Possiedono missili anti-nave con i quali ingaggiare bersagli che transitano nella via d’acqua. In passato hanno dimostrato di poter bucare le difese saudite centrando siti petroliferi, una tattica poi rivista nell’attuale conflitto. Bombardati da sauditi, americani, emiratini e israeliani, hanno «disperso» batterie e vettori per sottrarli agli strike mentre i loro leader hanno adottato regole di sicurezza molto strette. Contromisure che non hanno però evitato la perdita di figure importanti eliminate dalle incursioni israeliane.
Dopo essersi dedicati al fronte interno si sono mossi per fiancheggiare Hamas in seguito all’assalto del 7 ottobre. Ed hanno attaccato Israele senza però riuscire a fare danni maggiori. Un’azione di solidarietà parte dell’Asse della resistenza, l’alleanza di milizie sciite ispirate da Teheran, ma anche la prosecuzione di un’agenda propria. Insieme ai raid hanno preso di mira le navi di alcuni Paesi nel Mar Rosso costringendo le compagnie a evitare questa rotta. Non serve che sparino, è sufficiente la minaccia. Pochi vogliono prendere dei rischi.
La Repubblica islamica è il punto di riferimento religioso e ideologico, è il partner che garantisce la filiera di rifornimento bellico e il lavoro di intelligence. La Reuters ha appena rivelato la presenza di esperti e guardiani della rivoluzione al loro fianco, elementi che si sono aggiunti al contingente di consiglieri presente da tempo. Anche se i loro porti sono stati danneggiati e c’è di fatto un blocco attorno alle loro coste, sono riusciti ad ottenere altre armi grazie al ricorso a piccole imbarcazioni. Per alcuni gli Houthi sono uno strumento nelle mani degli ayatollah, per altri il rapporto è più dinamico e il movimento conserva una sua autonomia.
Quali sono i loro obiettivi?
Cinque punti. 1) Si sono imposti come un attore regionale importante usando abilmente il loro arsenale e ponderando le mosse. La geografia li aiuta in modo deciso. 2) Partecipano alla strategia orizzontale dell’Iran, collaborando e facendo da sponda (ma non in modo automatico). 3) Fortificano il loro ruolo nella penisola arabica. 4) Dimostrano di essere la lancia migliore dell’Asse della resistenza e in questo sembrano aver soppiantato l’Hezbollah libanese. 5) Sono consapevoli che gli Usa ma anche i nemici più vicini – come l’Arabia – non sono propensi ad affrontare campagne terrestri nello Yemen perché sarebbe un Inferno e dunque sono disposti ad incassare eventuali strike.