Corriere della Sera, 26 luglio 2026
Trump pensa a un’altra escalation
Donald Trump è stanco della guerra in Iran, che è entrata nel quinto mese senza una chiara via d’uscita, mentre lui pensava che sarebbe durata poche settimane. È in «modalità vendetta», secondo il Wall Street Journal : in una recente riunione nello Studio Ovale avrebbe definito i leader iraniani «gentaglia» e «pazzi» scatenandosi in una serie di altri insulti. Non stupisce, visto che ha fatto simili dichiarazioni anche in pubblico. Nuove forze americane si dirigono in Medio Oriente, per offrirgli più opzioni nel caso in cui scelga di continuare l’escalation militare. Al riguardo, ieri Trump, che ha sostenuto che «il problema dell’Iran sta scomparendo giorno dopo giorno», ha convocato un’ulteriore riunione con ministri e consiglieri.
Nonostante il presidente lasci aperto uno spiraglio («Gli Usa stanno parlando con l’Iran proprio in questo momento»), il premier iracheno Ali Al Zaidi, dopo aver visitato la Casa Bianca, avrebbe fatto una proposta di cessate il fuoco durante una sua visita a Teheran, secondo il New York Times: il regime iraniano l’ha rifiutata (e il premier iracheno non ha di fatto alcuna influenza in Iran) dicendo che quel che serve non sono nuovi mediatori ma che «il problema è l’approccio americano». E parallelamente Washington tenta di coinvolgere gli europei per garantire la libertà di navigazione a Hormuz.
La preoccupazione di alcuni consiglieri di Trump è che i repubblicani perdano le elezioni di midterm a causa dell’aumento dei prezzi, del calo del tasso di popolarità e della morte di 18 soldati americani in questa guerra (il sito del Pentagono ieri ha ridotto il numero a 14, non è chiaro se perché non intenda contare quattro vittime uccise durante il cessate il fuoco oppure per problemi al sito web).
Trump cerca da mesi di chiudere questa guerra. Ad aprile aveva annunciato il cessate il fuoco, dopo aver minacciato di distruggere «un’intera civiltà». A giugno, nel giorno del suo ottantesimo compleanno, ha annunciato la firma del memorandum d’intesa per riaprire lo Stretto di Hormuz. Ma, dopo brevi tregue, le ostilità sono riprese. Ieri il presidente si è detto scettico sulla possibilità di un’intesa in tempi rapidi, dicendo che «l’Iran non è ancora pronto a concludere un accordo». Ma ha aggiunto di non avere fretta. Negli ultimi giorni, Trump ha ricominciato a minacciare di colpire ponti e strutture energetiche, se l’è presa con gli Houthi, minacciando di punire l’Iran anche per le loro azioni, e ha avvertito che i danni alle navi commerciali verranno ripagati prendendo i soldi dagli asset iraniani «congelati» all’estero. Un alto funzionario ha detto che Trump crede che l’unica cosa che Teheran capisce è la forza militare, quindi i bombardamenti aerei continuano, ma il presidente ha esitato finora ad approvare una rischiosa operazione di terra che causerebbe quasi sicuramente vittime tra i soldati e provocherebbe una rivolta di parte dei suoi sostenitori nel movimento Maga. Nonostante le tensioni (e gli insulti) con Netanyahu, Trump ha accettato di incontrarlo la prossima settimana mentre il premier israeliano sarà a Washington per il funerale del senatore Lindsey Graham.
Ma, al di là delle spaccature all’interno della coalizione trumpiana, c’è un dato oggettivo legato ai bombardamenti aerei americani: hanno un impatto sulle riserve di munizioni e per ripristinare queste riserve non solo servono soldi ma anche tempo. Questo è considerato preoccupante dal Pentagono perché espone gli Stati Uniti a potenziali vulnerabilità nel caso scoppino altri conflitti.
Intanto Trump e il suo staff sono preoccupati da possibili attentati per mano dell’Iran. Ai suoi più alti consiglieri è stato sconsigliato anche di usare Uber. Quand’era in Turchia per il summit della Nato, Israele ha avvertito che c’era un piano dell’Iran per uccidere Trump. Il piano è stato descritto da alcuni funzionari come ambizioso ma irrealistico; è stato comunque uno dei fattori che hanno portato alla decisione di tornare a Washington con il vecchio Air Force One anziché con il nuovo aereo donato dal Qatar. Ma sostanzialmente, essendo al momento fallito il piano B (la diplomazia) e in assenza di un piano C, Trump sta «tornando al piano A», afferma il deputato repubblicano del Texas Michael McCaul, ovvero «l’operazione militare».