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 2026  luglio 24 Venerdì calendario

Cosimo Ferri si ricandida in solitaria al Csm

Un’ossessione. Ritornare là, sempre al Csm, da dove è partito nell’ormai lontano 2006 a soli 35 anni, forte d’essere il figlio di Enrico Ferri, il ministro Psdi del limite dei 110 km all’ora in autostrada. “Cosimino” Ferri allora segnò un record: portò a casa ben 553 preferenze e fu eletto in quel palazzo dei Marescialli dove poi è finito sotto procedimento disciplinare per i fatti dell’hotel Champagne, quando con Luca Palamara, lui nel frattempo deputato renziano, cercava di orientare la nomina del procuratore di Roma. Fu salvato, come oggi il sottosegretario Andrea Delmastro, dallo scudo dei colleghi che alla Camera, nella giunta per le autorizzazioni, negarono al Csm l’uso delle intercettazioni di quelle settimane di trame tra politica e magistratura che la Consulta il 22 giugno 2023 aveva sdoganato.
Adesso Cosimo Maria Ferri insiste ancora. Dopo mille vite – magistrato, consigliere del Csm, componente dell’Anm, deputato, sottosegretario per tre volte in via Arenula nelle grazie del berlusconiano Nicolò Ghedini, toga tributaria, e pure fuori ruolo al ministero della Giustizia col Guardasigilli Nordio – Ferri ha deciso di misurarsi con una nuova sfida elettorale. Vuole tornare a palazzo Bachelet per dimostrare d’essere ancora una toga che ha un seguito “popolare”. Anche se la sua stavolta sarà una corsa in solitaria perché Magistratura indipendente, la corrente di cui è stato leader e factotum per vent’anni, non è più la sua famiglia da tempo. Nel 2012, quando si candidò all’Anm con addosso quei colori, ottenne 1.199 voti, e fu il più votato in Italia. Ora vuole verificare se la sua popolarità è forte come allora nonostante le traversie politiche vissute nel frattempo.
La voce che volesse di nuovo entrare in pista come candidato al Csm, con l’intenzione di vincere a mo’ di sfida rispetto allo scandalo dell’hotel Champagne, circolava da tempo. Troppo stretto e di scarsa visibilità, dopo l’incarico ministeriale, quello in una sezione civile della Corte d’Appello di Roma. Da lì, di certo, nessuna possibile occasione di visibilità mediatica. La sua corsa elettorale ora suscita più d’una preoccupazione nei ranghi di Magistratura indipendente dove la sua abilità nel catturare consensi è ben nota da sempre. Nessuno s’è scordato di quando nel 2014, in pieno rinnovo dei togati del Csm, lui da sottosegretario alla Giustizia – lo è stato per cinque anni di seguito, dal 2013 al 2018, nei governi Letta, Renzi e Gentiloni – via sms, e senza porsi alcun problema di opportunità e deontologia, sponsorizzava un paio di colleghi di Mi, Lorenzo Pontecorvo e Luca Forteleoni, poi entrambi eletti, per farli vincere. Adesso lo aspettano duri mesi di campagna elettorale, ma lui è nettamente fiducioso di farcela. Forte dell’abilità nei giochi elettorali e nella notorietà rispetto agli altri candidati, tra cui molti giovani. La sua sfida, ovviamente, è contro Giuseppe Tango, il giovane presidente palermitano dell’Anm che arriva dalla sua ex corrente. Se dovesse vincere sarebbe il passato che ritorna.