La Stampa, 24 luglio 2026
Intervista a Padma Lakshmi
Padma Lakshmi, americana ma nata a Chennai, in India, ex moglie di Salman Rushdie, giudice di Top Chef in Usa, scrittrice di best seller di cucina, la prima modella indiana a calcare le passerelle internazionali, è diventata a 56 anni un’icona di bellezza inclusiva, senza limiti di età o di colore della pelle.
Torna protagonista del calendario Pirelli e questa volta in India, dove sono le sue origini. Cosa significa per lei?
«Io sono ormai americana, ma il mio spirito è ancora legato all’India e quindi è un onore partecipare al progetto. Mi sono riconnessa con il senso originario della mia femminilità. Sono stata cresciuta in una casa di donne, da mia madre a mia nonna e tutte le altre presenze della famiglia. La mia vita è in bilico tra due culture, quindi non sono mai stato davvero a casa in una, e mai veramente estranea nell’altra».
Qual è il significato della foto scattata dal fotografo Solve Sonsbo, in acqua con i fiori di loto, seminuda?
«In indiano Padma significa “fiori di loto”, un fiore che sboccia in acqua stagnante, in un mondo ostile. E le donne hanno questa resilienza, questa bellezza che resiste alle difficoltà».
Lei ha dovuto “sbocciare” in ambiente ostile, ha anche raccontato della violenza subita quando era giovanissima.
«Certamente niente mi è stato regalato. E ho dovuto reagire alla violenza riuscendo a non identificarmi con quel male, quel dolore. Le donne combattono ogni giorno, non solo in India. Io lo ho fatto per la mia vita, per la mia famiglia, per la mia carriera di modella. Avevo una cicatrice profonda sul braccio, a causa di un incidente in auto quando ero una ragazzina, e ai miei tempi non c’era Photoshop, dovevo mostrarmi senza filtri. Devo molto a Helmut Newton. Studiavo in Spagna negli anni ’90 e un agente di modelle mi ha notata in un bar di Madrid, segnalandomi a Newton, e quello fu l’inizio. In Italia è stata Alberta Ferretti la prima a prendermi, mi ha fatto sentire a mio agio nella mia pelle, accettando anche la cicatrice. Un primo passo verso un’estetica inclusiva».
Questo calendario celebra il suo paese, ma qui la vita delle donne non è facile.
«No, affatto. Per questo è così importante celebrare il talento delle donne e indiane; Nel calendario c’è Anoushka Shankar che porta con sé la storia della nostra eredità musicale che ha davvero una portata enorme, influenzando tutto il mondo nella musica pop e classica. E poi Lakshmi Menon, attrice e modella che ha infranto molti stereotipi sulla bellezza indiana. Bhavitha Mandava, la prima modella indiana che ha aperto una sfilata Chanel, tenuta proprio in una fermata della Metro di NYC dove la ha scoperta per caso Matthieu Blazy. Avani Rai, figlia del grandissimo Raghu Rai, cantore estetico dell’India. Un cast potente iche rivela la forza fenmminile, la capacità di superare i pregiudizi e i tanti ostacoli che in questa terra, ma in tutto il mondo, ancora ci sbarrano la strada. La bellezza non salverà il mondo, ma certamente può aiutare».
Lei è americana, indiana, ma anche un poco italiana, A Milano ha iniziato la sua carriera.
«Ho passato in Italia i miei vent’anni. Mi sono divertita molto a Milano e poi a Roma, e per la prima volta mi sono sentita inclusa, a mio agio nella mia pelle, bella. In America non è sempre stato così. Penso che ci siano molte connessioni tra la cultura italiana e la cultura indiana, il modo in cui guardiamo attraverso le cose, in cui viviamo la famiglia, il cibo».
Le sue foto rivendicano la sensualità a 56 anni.
«La sensualità fa parte di me e non intendo “sessualità”, ma il rapporto che ho con i sensi. Io ho un olfatto molto sviluppato, ad esempio, ed è anche per questo che sono una buona cuoca. Poi certo capisco che gli altri in me vedano anche una sensualità legata all’avvenenza, alla seduzione. E sa quale è stata l’esperienza più sensuale della mia vita? La maternità».
La cosa più importante che ha insegnato a sua figlia Krishna?
«Lei ha 16 anni ed ha una vita completamente diversa da quella che ho avuto io, ma vorrei che Krishna diventasse una persona capace di umiltà e empatia, caratteristiche che nutrono l’anima. Le dico che ci sarà sempre una ragazza più bella, che la cosa importante non è quella, ma avere un punto vista, un’opinione, essere uniche e non omologarsi al pensiero e agli standard estetici dominanti».
Le racconta della sua vita in India?
«Vuole conoscere le storie di famiglia, di mia nonna che anche se non aveva niente sempre pronta a fare qualcosa per gli altri. Erano 16 fratelli. Lei mi ha insegnato a cucinare e nello stesso tempo a vivere. Quando fai un piatto ogni ingrediente deve andare nella pentola a suo tempo, non devi essere impaziente, non devi essere troppo entusiasta di avere tutto subito, perché non va bene. È una bella lezione di vita non trova?». —