D - la Repubblica, 24 luglio 2026
Eva Herzigova parla delle sue nozze
La loro promessa, Eva Herzigova e Gregorio Marsiaj, se la sono fatta incidere sulle fedi che si sono scambiati: Take on Me. E mentre lo dice, la supermodella inizia a cantare perché è anche il titolo di un brano degli a-ha, gruppo simbolo degli anni Ottanta. Impossibile resistere a quel riff che ti si pianta nella testa e nei ricordi. È la loro canzone, racconta, quella che ha accompagnato anche il primo ballo ufficiale come moglie e marito. Ma soprattutto è una frase in grado di racchiudere una vita, tre figli insieme. E tutto quello che ancora deve arrivare. Pazienza, aggiunge, se magari un madrelingua inglese non l’avrebbe mai pronunciata così come l’ha scritta una band norvegese. Persino quell’imperfezione rientra perfettamente nel significato che per lei assume: “Vuol dire accettami per quello che sono. È un invito ad accogliere l’altro per ciò che sta attraversando, per come sta cambiando, per chi è diventato e diventerà. Perché tutti mutiamo, perché la vita va avanti. Anch’io non sono la stessa di 25 anni fa, quando l’ho conosciuto, lui non è lo stesso, ma abbiamo deciso di continuare ad abbracciare la nuova versione di noi stessi. In fondo è questo il matrimonio, no?”.
All’inizio, doveva essere quasi un segreto. Ma poi, con le pubblicazioni, la notizia si è diffusa ancor prima che tanti amici ricevessero l’invito, rigorosamente comunicato a voce: “Abbiamo chiamato tutti, uno a uno”. E, così, inevitabilmente, sabato 11 luglio c’era una piccola folla ad attendere il loro arrivo in piazza a Torino, la città in cui vivono. Eva Herzigova, però, ha deciso di aprire in esclusiva per d l’album delle sue nozze con l’imprenditore Gregorio Marsiaj. E i fotogrammi di una storia, appunto, che con il tempo si è trasformata. Ma che, assicura lei, “è diventata sempre più bella. Non mi era mai successo prima (è stata sposata dal 1996 al 1998 con Tico Torres, batterista dei Bon Jovi, ndr). Al principio è tutto meraviglioso. Poi c’è sempre qualcosa che si rompe... Con lui no. D’altronde sono stata cotta dal primo secondo”. E a questo punto, bisogna ritornare indietro. È il 10 settembre del 2001, la vigilia dell’attacco alle Torri Gemelle. La top, a Milano per scattare un servizio di copertina per GQ, rimane bloccata in Italia. A Varigotti, ospite nella casa affacciata sulla spiaggia della stylist Michela Bardini, Eva incontra il suo futuro marito: “Non riuscivo neanche a parlare, quando lo guardavo. Dovevo uscire dalla stanza e riprendere fiato per rispondere alle sue domande. Andavo da Michela: ‘Mi sono innamorata’. Sa, io trovo che la vita sia fatta di scambi di energia che ognuno di noi trasmette: Greg e io siamo sulla medesima frequenza”.
Poi, certo, arriva la quotidianità, quell’abitudine che magari ti fa dare per scontato l’altro. “Ma da due mesi, non so, la stessa preparazione del matrimonio ci ha fatti tornare a quella scintilla dell’innamoramento, alla gentilezza iniziale: siamo dolcissimi, molto attenti. E poi, adesso, non siamo più uno più uno, siamo la metà di ciascuno”.
Ma perché proprio adesso, le nozze? “In realtà siamo fidanzati da tempo. Anche gli amici, ogni tanto, ci dicevano: ma fatelo, finalmente. Adesso festeggiavamo i nostri 25 anni insieme, appunto, Greg ne ha compiuti 50 a giugno: c’era quest’atmosfera di celebrazione nell’aria”. La proposta ‘reciproca’ era già arrivata. “È andata così. Vivevamo ancora a Londra, ero nel mio studio. Lui entra con un mazzo di fiori. Lo guardo: ‘Devo dirti una cosa’. Mi interrompe: ‘Io devo dirti una cosa’. Insisto: ‘Sono io che devo parlare, quindi ora mi fai parlare’. E mentre pronuncio la prima parte di ‘Io vorrei...’, nello stesso istante scandisce: ‘Io vorrei sposarti’”. Nessun grande gesto eclatante. Eppure, a sorpresa, il giorno prima della cerimonia, lui si è inginocchiato con un anello: “È quello con lo stemma di famiglia che il padre gli aveva appena regalato per i 50 anni. ‘Adesso sarai ufficialmente una Marsiaj, sarai mia moglie’. ‘Amore’, gli ho sorriso, ‘anch’io ho uno stemma, sarai tu a essere mio marito’”.
E così si arriva a una giornata che Eva Herzigova definisce “perfetta, quasi... benedetta. Catalina De Simón di A-Tipica, che ha organizzato tutto, è stata straordinaria”. La cerimonia in collina, nella chiesa di San Vito: “Piccola, raccolta, semplice fuori e ricca dentro, proprio come dovrebbe essere una bella persona”. Poi la Sala Plebisciti a Palazzo Carignano, “un simbolo dell’unità d’Italia”. Infine la cena, “tra i velluti rossi e i candelabri” di uno storico ristorante, il Del Cambio. Tra le portate anche il piatto con cui tradizionalmente si aprono i ricevimenti nuziali nella Repubblica Ceca: “È un consommé con dei noodles simili ai tagliolini e delle piccole polpette di fegato di pollo, erbe, pane e uovo. Anche Greg aveva dei dubbi: sarà luglio, farà caldo. E invece adesso tutti vogliono la ricetta”. Alla fine, dice, ogni momento è andato come se l’era immaginato: “Si avvertiva un’energia speciale, collettiva: anche questo cielo nero, la pioggia, il vento che entrava in chiesa e faceva volare gli abiti”. A proposito, quello di Eva era un Lanvin vintage arrivato da New York: “È stata la mia testimone, Anastasia Barbieri, una bravissima stylist, a suggerirmi Mairead Lewin, a Londra. È a lei che si rivolgono Kate Moss e Florence + the Machine quando cercano qualcosa di particolare. Ha capito immediatamente quello che cercavo”.
A fare la differenza, però, sono stati gli amici: le colleghe Mariacarla Boscono, Carmen Kass, Marpessa, il fondatore dell’agenzia di management David Brown, Christian zu Fürstenberg “che ha fatto un discorso divertentissimo”... Ma soprattutto i figli: “George ha 19 anni, fa l’università in Spagna, è molto empatico. Philip ne ha 15, studia in Inghilterra, è un po’ introverso, con un senso dell’umorismo straordinario. E poi c’è Edward, 13 anni. Lui è davvero un partner in crime: adora cucinare, curioso di tutto, he goes with the flow”. Che poi, è quello che Karl Lagerfeld diceva di lei. La decisione di mamma e papà di sposarsi non sembrava averli smossi più di tanto: “Il grande era in vacanza con gli amici e voleva tornare quello stesso pomeriggio, il piccolo si chiedeva se avrebbe dovuto mettersi la cravatta. Ma quando mi hanno vista entrare in chiesa si sono emozionati. Durante la serata continuavano ad abbracciarmi, a ballare con me”. Fino alla lettera che il giorno dopo hanno scritto: “Per dirci quanto fosse stato bello essere testimoni del nostro amore. È l’insegnamento più grande che mi hanno trasmesso i miei”.