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 2026  luglio 24 Venerdì calendario

Intervista a Elenoire Casalegno

Eterna ragazza, e non è un modo dire. Elenoire Casalegno, cinquant’anni compiuti a maggio, maglietta jeans e ballerine, volto della tv anni 90 di Mediaset (da Jammin a Mai dire gol, da Festivalbar a Pressing con Raimondo Vianello), bellezza pari all’ironia, è l’unica novità dell’offerta Rai. Il 25 luglio a Sanremo condurrà con Nicola Savino La notte dei Fiori (che sarà trasmessa il 29 agosto su Rai1), omaggio ai grandi cantautori liguri, da Gino Paoli a Fabrizio De Andrè a Umberto Bindi, con incursioni nella storia del Festival (sul palco, tra gli altri, Tosca, Fabio Concato, Marco Masini, Anna Tatangelo, Cristina D’Avena). Il 12 ottobre presenterà Formidabile, lo show dedicato ai successi di Rai2. La aspetta anche un programma su Radio2, “sarà nella fascia oraria alle 18.30”, racconta “non più la mattina, ed è ancora senza titolo”.
Da opinionista a “La vita in diretta” a volto Rai.
“Alberto Matano guida una trasmissione importante, in una fascia oraria strategica, ovvio che far parte di quella squadra/famiglia è stato importante. Poi sono trenta anni che faccio questo mestiere”.
Fa parte della storia di Mediaset.
“Però, nel passato, per un breve periodo, avevo fatto incursioni in Rai: è la televisione per eccellenza. La tv di Stato ha insegnato agli italiani a leggere e a scrivere, sono onorata di farne parte. Debutto con Nicola Savino, un bell’esordio: lo conosco da sempre e abbiamo una passione in comune, l’Inter”.
Il suo mentore è stato Raimondo Vianello, com’era il vostro rapporto?
“Mi volle a Pressing, mi sono tanto divertita. L’anno successivo mi chiamarono per condurre Scherzi a parte, e giravo Spqr a Cinecittà. Era impossibile fare tutto, sveglia alle 4 per Spqr, risalivo a Milano per Pressing che era in diretta, a metà settimana registrazione di Scherzi a parte. Gli dissi: Raimondo, basta. Lui fece provini, casting, ritornò all’attacco, mi misero all’angolo. Feci un anno in più”.
Voleva proprio lei. Però avrà imparato tanto con lui.
“Tantissimo. Non mi tenevo niente, gli rispondevo. “Hai vent’anni, devi avere sempre tu l’ultima parola?”, e io: “La devi avere tu, che hai un piede nella fossa?”. Rideva. Aveva trovato una che amava le battute. Raimondo aveva un’ironia molto inglese, a tratti macabra, alcuni rimanevano interdetti. Giocava sempre a fare il cinico. Ricordo una volta, era in camerino con la sarta, si sentiva la musica della lambada. Entro: era in mutande e canottiera, lo trascinai a ballare nel corridoio. Ci divertivamo, capivi la genialità. Lui e Sandra Mondaini erano una coppia fantastica, persone normali, perbene, che facevano un lavoro particolare”.
Altri maestri?
“Ho lavorato ad Artisti di strada con Pippo Baudo, su Rete4. Pensavo di trovarmi davanti il maestro che faceva emergere solo il suo talento, invece prese il copione e lo divise a metà. Lo so che tante si lamentavano perché dicevano che accentrava, ma con me non è mai successo. Pippo in scena era autore, regista, addetto alle luci: mi ha insegnato un mestiere”.
Da ragazzina pensava di fare la televisione?
“Assolutamente no, non mi interessava. Volevo fare la magistrata, combattere le ingiustizie, credevo in un mondo migliore. Ma non ho studiato Giurisprudenza, mi sono iscritta a Scienze Politiche, poi ho lasciato. Lo spettacolo è arrivato casualmente. Da quando ero ragazzina, anche in viaggio, fermavano i miei genitori: mai pensato di farle fare la modella?”.
Sarà stata lusingata.
“Ma per carità. La bellezza non è un merito. Non è che me ne faccia un cruccio, ma non era il centro della mia vita. Poi nel tempo devi far pace con te stessa, perché sfuma”.
Alta un metro e 83, bionda, metabolismo del ghepardo, gambe chilometriche. Neanche una punta di narcisismo?
“Tutte le mie amiche si lamentano che a casa non ci sono specchi, a parte nel bagno. E non tengo neanche foto mie: le uniche, di Giovanni Gastel, sono in camera da letto. Ho iniziato come modella, ma da ragazzina non mi piacevo perché mi vedevo diversa dalle altre: alta alta, nome particolare, piedi proporzionati all’altezza, 41. L’adolescenza è un periodo critico per tutte, non passavo le ore davanti allo specchio. Una mia compagna di scuola insistette tanto: prova con la moda. Non era il mio sogno nel cassetto. Andai alla agenzia Elite, accompagnata da mio padre, ero minorenne. Mi dissero: “Sei perfetta per The look of the year””.
E come andò?
"Immaginavo fosse una sfilata, non un concorso per top model. Quando lo capii mi chiusi in bagno a piangere. Mi sentivo in colpa nei confronti della famiglia, non mi andava di espormi. Oggi, se ci ripenso, è il ricordo più divertente. Non so se fosse un periodo storico differente, ma per noi ragazze, con me c’era Claudia Zanella, fu un diversivo dalla quotidianità. Nessuno pensava che una vittoria ci avrebbe cambiato la vita. Invece vinsi e mi chiamarono immediatamente da Mediaset, mi misero davanti al Liceo Parini di Milano con un microfono in mano, a intervistare i ragazzi che uscivano. Ho iniziato a fare televisione così. Lo vedevo come un gioco; il fine settimana tornavo a Ravenna”.
Però ha vissuto l’era delle top model.
“Ho sfilato con Caludia Schiffer, Naomi Campbell, le modelle all’epoca erano star. Ma non era il mio mondo”.
È nata a Savona, cresciuta a Ravenna: perché si chiama Elenoire?
“Per la bisnonna belga che si chiamava Elenoire. Difficilmente si sentivano nomi esotici, più lo ripetevano male, peggio mi sentivo. Mia nonna è stata un punto fermo nella mia vita, era sempre in ordine, mi mandava a cambiarmi. Ripeteva: “Non esistono i problemi, c’è sempre una soluzione”, “Non fare quello che ti dicono gli altri, ma quello che ti senti”. E si raccomandò: “Al mio funerale vieni elegante”. Me la sono tatuata per i 40 anni. Sono cresciuta indipendente, in una famiglia matriarcale”.
Un bell’esempio.
“Donna fantastica, in tante cose sono come lei. Non mi fa paura invecchiare, io non voglio morire. La vita è meravigliosa, vorrei vivere in eterno”.
E sua figlia Swami com’è?
“Somiglia molto al papà (il dj Ringo), ma è un mix. Non le interessa il mondo dello spettacolo, ha i suoi interessi. Avevo 23 anni quando è nata, e sostanzialmente l’ho cresciuta da sola. Con Ringo ci siamo separati presto ma siamo rimasti in ottimi rapporti. Sono stata una mamma apprensiva, che cercava di reprimere l’ansia”.

I suoi genitori come sono stati con lei?
“Figlia unica, genitori giovani, comprensivi. Però mi hanno responsabilizzata, in famiglia non mancava nulla, ma papà in estate non sentiva ragioni: “Vieni a lavorare un mese in azienda da me”. La mattina andavo. Mi ha sempre detto: “Scegli di fare quello che vuoi: magistrata ballerina, pittrice. Ma devi essere felice””.
E lei cosa dice a sua figlia?
“”Fai quello che pensi sia giusto per te”. Non faccio ragionamenti tipo: scegli un lavoro molto richiesto, perché se poi non le piace, avrà una vita da infelice. Deve essere portata. Sono madre, ma vorrei dire che una donna è completa anche senza figli. I figli sono un’esperienza che, se non la fai, non si può comprendere. Punto. Ma non è vero che la maternità ti rende una persona migliore o ‘completa’, è un retaggio culturale errato. Quando sento qualcuno che dice queste cose, vorrei mandarlo a quel paese. Basta. E basta anche con i parenti che dopo le nozze chiedono: “Ancora niente figli?”. Non sono affari loro”.
Finì sulle riviste per la storia con Vittorio Sgarbi, era giovanissima. Come ha vissuto quel periodo?
(Ride) “Mi spiega il mistero? Fu una relazione durata tre mesi, e ancora la ricordano. Avevo vent’anni, lui il doppio della mia età, era affascinante: ci incontrammo negli studi Safa Palatino”.
Ammetterà, eravate una strana coppia. Lo ha più sentito?
“Mi è capitato nel tempo di incontrarlo, nell’ultimo periodo no”.
Ha un carattere forte, pensa che gli uomini si intimoriscano?
“Mai avuta una proposta indecente. Sicuramente sono complessa, non complicata, ma nella vita bisogna avere carattere, soprattutto devi trovare un uomo che sia risolto e non si metta in competizione. Nel passato si innamoravano di me e volevano cambiarmi, invece l’amore è nell’accettazione. Accettare la parte solare e l’ombra. Ma il vero lavoraccio è l’accettazione di sé stessi. Quando ti accetti, sei libera di fare quello che vuoi”.
Proposte indecenti a parte, si è mai sentita vittima?
“Intende di un amore tossico? Sì. Per un momento mio di fragilità. Ci ho lavorato molto sopra. I narcisi patologici li riconosci a chilometri, sono uomini intelligenti, intuiscono la vulnerabilità. Tendono a buttarti giù e quando reagisci impazziscono. A quel punto riprovano a conquistarti, falliscono e trovano un’altra preda. Però dopo che sperimenti un narcisista, impari la lezione. Capita una volta, non c’è una seconda”.
È stata sposata con Sebastiano Lombardi, direttore di Rete4. Com’era essere “la moglie di”?
“Ci siamo separati quando è diventato direttore di rete. Ho creduto tanto nel matrimonio, se no, non mi sarei sposata. Era la prima volta, avevo 38 anni. Nonostante abbia un’immagine rock’n’roll, ci ho creduto. Epilogo non felice, per fortuna ho avuto la mia famiglia vicino”.
Ora è legata a Matteo Pandini, ex portavoce di Matteo Salvini.
“Il lavoro era separato dalla vita di coppia. Adesso Matteo è impegnato come direttore della comunicazione dell’Enav. Quando seguiva Salvini, lavorava h 24, mai una vacanza lunga, e sempre con un fuso orario compatibile con l’Italia”.
Segue la politica?
“Come cittadina. È un dovere farlo, ma non le esprimo le mie simpatie. Mi hanno chiesto diverse volte di entrare in politica ma ho sempre detto di no. Mai sentito quel richiamo, sono uno spirito libero. E poi ognuno deve fare il suo lavoro”.