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 2026  luglio 24 Venerdì calendario

Roy De Vita rischia di finire a processo per assenteismo

Le indagini sono terminate e il chirurgo dei vip Roy De Vita rischia di finire a processo. Tutta colpa delle 150 giornate di assenze non giustificate contestate dai pm. E dei 138 giorni di ferie accumulati – secondo le accuse – indebitamente.
Una dopo l’altra, le inchieste sui presunti furbetti del cartellino dell’Istituto nazionale tumori Regina Elena arrivano al traguardo. Sul tavolo della Corte dei Conti del Lazio c’è un conto da oltre mezzo milione di euro di presunto danno erariale contestato a 89 dipendenti. Ma ci sono fascicoli che, più di altri, raccontano il peso dell’indagine.
L’ultimo riguarda Roy De Vita, primario della Divisione di Chirurgia plastica e ricostruttiva dell’Istituto, uno dei chirurghi più noti del Paese. Centinaia di pubblicazioni scientifiche, una carriera internazionale, ospite abituale di programmi televisivi e spesso finito anche sulle pagine della cronaca rosa, prima per la relazione con Nancy Brilli e oggi per quella con la produttrice cinematografica Raffaella Leone, figlia del regista Sergio.
Ora quel curriculum si incrocia con un’accusa di tutt’altro segno. La procura di Roma contesta al medico la violazione del Testo unico sul pubblico impiego nell’ambito dell’inchiesta sul sistema dei badge del Regina Elena.
Il pubblico ministero Fabrizio Tucci e l’aggiunto Giuseppe De Falco, incrociando timbrature, turni, registri delle presenze e spostamenti, sostengono che De Vita “attestava falsamente la propria presenza in servizio mediante modalità fraudolente”. Secondo gli investigatori del Nucleo di polizia economico finanziaria della Guardia di Finanza il chirurgo timbrava il badge all’ingresso, ma ometteva di registrare l’uscita, compilando soltanto in un secondo momento i fogli presenza, “attestando falsamente di avere prestato servizio in determinate fasce orarie, laddove si era allontanato dalla struttura anche alcune ore prima rispetto all’orario indicato”.
In questo modo, prosegue il capo d’imputazione, nei registri risultavano inoltre 138 giorni di ferie non godute, mentre per gli investigatori vi sarebbero state 150 giornate di assenza non giustificata.
La procura si avvia così verso la richiesta di rinvio a giudizio. Prima, però, ci sarà spazio per la difesa del medico. La linea è già tracciata: De Vita non sarebbe stato assente, ma impegnato in attività lavorative fuori sede. Un primario, infatti, non è vincolato e parte della sua attività può svolgersi anche all’esterno dell’ospedale. Lavora per obiettivi.
Ed è per questo motivo che il dottore è “sereno di poter chiarire ogni addebito”. “Sono consapevole – continua – di aver sempre raggiunto al meglio gli obiettivi, così come concordati conl’I.F.O e dallo stesso verificati, anche secondo gli obblighi connessi alla mia posizione di Direttore di Struttura Complessa”.