la Repubblica, 24 luglio 2026
Onu, per il dopo Guterres corsa tra Grossi e Bachelet. Pesano i veti
Il problema non sarà trovare il candidato con le qualifiche giuste per guidare l’Onu, ma quello in grado di evitare i veti incrociati dei membri permanenti del Consiglio di Sicurezza. Così autorevoli fonti del Palazzo di Vetro descrivono la corsa alla successione di António Guterres, il cui mandato scade a fine anno, entrata nel vivo con il dibattito di ieri sera fra gli sfidanti in corsa per il suo posto. Questo perché le relazioni internazionali e i rapporti di forza geopolitici si sono così compromessi, con le guerre in Ucraina, Gaza e Iran, da aver spezzato i meccanismi del compromesso e quindi della pace.
Tensioni tanto forti non si vedevano dalla fondazione dell’Onu, dopo la Seconda guerra mondiale, perché durante la Guerra fredda esistevano prassi di comunicazione e deterrenza, in grado di dare prevedibilità ai rapporti ed evitare quantomeno gli scontri aperti fra potenze. Ora domina l’imprevedibilità, al punto che lo stesso Guterres pensa che oggi non verrebbe rieletto, perché sarebbe bloccato dai veti di Usa e Russia, entrambi scontenti per le critiche ricevute su Iran e Ucraina.
I candidati per ora in corsa, sullo sfondo del dibattito di ieri sera, sono sei: Michelle Bachelet, ex presidentessa del Cile e alto commissario per i diritti umani; l’argentino Rafael Mariano Grossi, direttore dell’Aiea; la costaricana Rebeca Grynspan Mayufis, capo dell’Unctad; Macky Sall, ex presidente del Senegal; María Fernanda Espinosa Garcés, ex presidentessa dell’Assemblea Generale e ministro degli Esteri dell’Ecuador; Carolyn Rodrigues Birkett, ex leader della diplomazia della Guyana. Il capo della Fifa Infantino, che secondo il New York Post Trump vorrebbe alla guida del Palazzo di Vetro, non è candidato e i termini sarebbero scaduti, senza considerare che questo sarebbe il turno dell’America Latina di esprimere il segretario. Il Consiglio di Sicurezza deve fare la scrematura, individuando la persona da proporre al voto dell’Assemblea generale.
Quasi tutti i candidati hanno ammiratori e detrattori. Tra i più noti, la socialista Bachelet non piace agli Usa e aveva urtato la Cina denunciando le sue violazioni dei diritti umani. Grossi ricava vantaggi e svantaggi dalla gestione del complicato dossier nucleare, in Iran e Ucraina. Sullo sfondo poi c’è l’emergenza del bilancio, provocata dagli Usa che non pagano e hanno un debito di 4 miliardi di dollari, e la Cina che paga al rallentatore.
Il Palazzo di Vetro è sempre stato ostaggio dei Paesi membri, che hanno il vero potere e possono usarlo, ignorarlo o demolirlo. A Washington prevale la terza ipotesi, per ragioni ideologiche, anche se ad esempio il Board of Peace ha dimostrato la sua inefficienza a Gaza. Con tutte le conseguenze per il già difficile lavoro di provare a costruire la pace.