Corriere della Sera, 24 luglio 2026
I «milionari patrioti» britannici firmano per la patrimoniale
È una lettera rara, che molti leader della sinistra mondiale incornicerebbero. Un gruppo di super ricchi britannici, i «Patriotic Milionaires», ha scritto al primo ministro Andy Burnham, alla guida del Regno Unito da lunedì scorso. «Abbiamo un messaggio molto chiaro per lei: tassateci. Siamo orgogliosi di pagare e di rimanere qui». Fanno parte della compagnia diversi personaggi pubblici e alcune star come Brian Eno; l’ex attaccante della Nazionale, il sessantacinquenne Gary Lineker; Ian Gregg, già presidente della catena alimentare Greggs; Richard Curtis, regista tra l’altro dei film Notting Hill e Love Actually; la scrittrice Val McDermid (autrice della serie Il canto delle Sirene ); l’ex agente di Borsa ed economista Gary Stevenson; il professor Michael Berners-Lee, definito il «guru del clima».
Ancora un passaggio della lettera: «Non stiamo parlando di aumentare le imposte sulle persone che ogni giorno si alzano e vanno al lavoro. Stiamo parlando dei più ricchi».
L’iniziativa è stata studiata nei tempi e nei toni. Tanto che il Daily Mirror, tabloid vicino al Partito Laburista, gli ha dedicato la prima pagina e un ampio servizio interno. Reddito, tasse e conti pubblici sono tra le priorità del nuovo esecutivo. All’esordio nel consiglio dei ministri, Burnham ha annunciato che bisognerà fare il possibile per ridurre il costo della vita. Nello stesso tempo, il segretario alla Difesa, Wes Steering, ha confermato gli impegni di spesa per il riarmo. Ora, il problema è come finanziare tutte queste voci. Più tasse? Tagli su altri capitoli del bilancio? Il Cancelliere dello Scacchiere (il ministro del Tesoro e delle Finanze) deve anche evitare lo slittamento dei conti pubblici: il deficit è già al 5,2% del prodotto interno lordo, il parametro più «monitorato» dai mercati finanziari.
L’uscita dei «Patriotic Milionaires» tocca un punto iper sensibile e non solo nel Regno Unito. Lo squilibrio tra la fascia più ricca e le altre, dal ceto medio fino ai «nuovi poveri», è sempre più vistoso. Il Daily Mirror mette in fila qualche numero. Nel Paese vivono 157 miliardari: il loro patrimonio cumulativo è pari a circa 850 miliardi di euro, vale a dire un quinto del prodotto interno lordo. Il reddito medio di una famiglia ammonta a 38.900 sterline all’anno (45.547 euro). Il quotidiano calcola che ne servono almeno 88 mila (103 mila euro) per vivere decentemente fuori Londra.
Lineker e gli altri, allora, si offrono di aumentare il loro contributo. L’idea è di imporre una «patrimoniale» del 2% sui 22 mila contribuenti che possiedono una ricchezza (immobili, azioni eccetera) superiore ai 10 milioni di sterline (11,7 milioni di euro). La tassa consegnerebbe allo Stato un gettito di 24 miliardi di sterline (28,1 miliardi di euro). Burnham sta prendendo tempo. Personalmente sarebbe favorevole, ma nel governo ci sono anche voci contrarie a varare una misura che, parole dello stesso premier, potrebbe «essere percepita come una demonizzazione di un gruppo di persone».