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 2026  luglio 24 Venerdì calendario

La lite dopo la condanna di Salis

Polemiche infinite. Sui social, ma non solo. Il caso della condanna di risarcimento inflitta all’eurodeputata Ilaria Salis per il licenziamento di due collaboratori tiene banco. Alla fine è dovuto intervenire il leader di sinistra Italiana e co-leader di Avs, Nicola Fratoianni, per spezzare una lancia in favore dell’europarlamentare: «Il rispetto delle sentenze della magistratura, e a maggior ragione dei diritti dei lavoratori, è incrollabile. Ilaria Salis ha dichiarato che in appello è sicura di poter dimostrare le sue ragioni. Vedremo come andrà l’appello, ma non c’è dubbio che per noi questo resta un punto fermo».
Il centrodestra, però, continua a pungere. «Per la Salis si aggiunge una condanna da cui stavolta non può fuggire come ha fatto per le altre sue vicende giudiziarie. Quello che imbarazza è che la sinistra fa tanto le battaglie per i lavoratori e poi invece i propri dipendenti li trattano in quel modo», attacca il meloniano Giovanni Donzelli.
Ma oltre ai palazzi romani la vicenda fa discutere soprattutto il web. Secondo un rapporto di Spin Factor per Adnkronos l’87% delle conversazioni sulla vicenda ha una valutazione critica, mentre il 13% esprime un orientamento positivo, difendendo Salis o denunciando quelli che vengono considerati attacchi strumentali nei suoi confronti.
Le emozioni prevalenti nei commenti sono lo scherno e il sarcasmo (35%), seguiti da indignazione e rabbia (25%). Seguono il disprezzo (15%), la soddisfazione per la vicenda (10%), la preoccupazione o frustrazione (8%) e la solidarietà nei confronti di Salis (7%).
Intanto emergono nuovi dettagli sulla sentenza. I due collaboratori licenziati, rivela Il Giornale, sono Valentina Dadda e Francois Gelmetti. Secondo quanto stabilito dal giudice, Salis dovrà risarcire 147.900 euro a Dadda e 153 mila a Gelmetti. Nella lettera del 17 febbraio 2025 con cui licenziava Dadda, Salis spiegava che erano «emersi progressivamente, fino a diventare assolutamente ostativi, oggettivi motivi di idoneità professionale». Tra i punti che l’europarlamentare contestava, c’era la «gestione del tutto inefficiente della casella di posta elettronica» e una «evidente incomprensione del suo ruolo di mero collaboratore», perché «è emersa una gestione autonoma di attività non concordate».