Corriere della Sera, 24 luglio 2026
Salvini e l’ipotesi Viminale: «Sono solo fantasie». Ma la Lega ci riprova
Matteo Salvini assicura: «Ritenetemi a disposizione». Perché «ancora per almeno un anno al ministero dei Trasporti» lui ci sarà. Il vicepremier lo dice con una certa solennità perché di nuovo nel Palazzo si parla di un suo possibile trasloco al Viminale. Ma a domanda diretta sulla possibilità di un ritorno all’Interno, Salvini liquida la questione: «Non commento le fantasie dei giornali».
Il pressing leghista era nato in dicembre, pochi minuti dopo l’assoluzione di Salvini per la vicenda Open Arms. Poi, il tema era riemerso in modo formale lo scorso 11 giugno, quando il Consiglio federale leghista aveva acclamato la proposta di riportare Salvini al Viminale anche in funzione anti Vannacci. Da annunciare (se possibile) a Pontida il 20 settembre. Un paio di settimane dopo che il governo Meloni sarà diventato il più longevo della storia repubblicana. I leghisti non si lasciano smontare dal fatto che comunque la permanenza di Salvini sarebbe breve per scadenza della legislatura: «Basterebbero – dice un salviniano doc – pochi blitz anti immigrati nelle principali città per ribaltare la narrazione e chiudere la bocca a Vannacci». Una cosa stile Ice trumpiano? «Magari anche un po’ meno...». Insomma, lo scambio di ministeri tra Salvini e Matteo Piantedosi «sarebbe un favore anche a Giorgia Meloni e a tutta la coalizione».
Ma c’è un incaglio. Un passaggio che coinvolga un ministero di massimo rango come l’Interno probabilmente comporterebbe la richiesta, da parte del Quirinale, di un voto di fiducia del Parlamento. E su questo, Giorgia Meloni proprio non ci sente. La frase che i più vicini attribuiscono alla premier è frizzante: «Se c’è da chiedere la fiducia, tanto vale chiederla direttamente agli italiani». Ovvio: con il voto. Da FdI, Giovanni Donzelli taglia corto: «Se stiamo dietro ai giornali leggiamo di tutto, noi guardiamo alle cose concrete». E cioé: «Salvini è un ottimo ministro delle Infrastrutture e Piantedosi è un ottimo ministro dell’Interno».
Matteo Renzi non la lascia cadere: «Milioni di italiani sarebbero felici di vederlo al Viminale – ironizza – Ma non i leghisti: i pendolari». L’interessato ha risposto con i dati sui ritardi in miglioramento: «Lei non porta rispetto a me, spero ne porti almeno» ai lavoratori delle Fs.
Mercoledì sera i parlamentari leghisti si sono riuniti nella villa del deputato-editore Antonio Angelucci (lui assente). Salvini nel suo intervento ha riaperto la polemica «tra Lega del Nord e Lega del Sud. Siamo nel 2026, certe polemiche non hanno più senso e ci fanno perdere voti: se siamo uniti possiamo superare il 10%». Il segretario leghista non ha fatto nomi. Ma se l’è presa contro «i continui attacchi contro ministri del governo» (il riferimento è ad Attilio Fontana) e contro le scarse presenze alla festa leghista a Cisano Bergamasco (presunto colpevole, il segretario lombardo Massimiliano Romeo). Per non parlare del «ritiro» di partito di Treviso, «saltato perché c’era il rischio che qualcuno lo rovinasse» con le contestazioni. Mentre l’accenno alla possibilità di un terzo mandato per i governatori, di cui Salvini ha parlato ieri al tavolo dei territori sollecitato dal trentino Maurizio Fugatti, è stato letto come un tentativo di dividere il fronte dei governatori «nordisti».