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 2026  luglio 24 Venerdì calendario

Caso Delmastro, i magistrati pronti a sollevare il conflitto di attribuzione

La data segnata con un cerchietto rosso nel calendario è il 30 luglio. Questo è, per la Procura di Roma, il giorno in cui si dovrà prendere una decisione: sollevare (o meno) un conflitto di attribuzione con il Parlamento davanti alla Corte costituzionale per accedere alle chat tra il deputato (ed ex sottosegretario alla Giustizia) Andrea Delmastro e Andrea Caroccia, l’uomo sospettato di essere il prestanome del clan Senese. Giovedì prossimo la Camera discuterà se concedere l’autorizzazione a procedere chiesta dai pm della Dda che indagano sull’ipotesi di riciclaggio di denaro della criminalità organizzata attraverso il ristorante Bisteccherie d’Italia di cui Delmastro – non indagato in questa vicenda – ha detenuto come socio finanziatore e fondatore il 25% delle quote societarie, poi cedute. Sull’esito della votazione della Camera pesa il parere negativo dato dalla Giunta delle autorizzazioni, con la maggioranza di centrodestra che martedì ha detto no alla richiesta della Procura.
Nessuno, tra chi indaga, azzarda commenti, ma in ogni caso il voto della Camera, come dimostra la richiesta inviata lo scorso maggio, viene ritenuto cruciale per gli sviluppi dell’inchiesta. Nessuno si espone sulla relazione della Giunta, meno che mai qualcuno si avventura in previsioni sull’esito della votazione di giovedì prossimo. Il timore di un nuovo scontro istituzionale tra la Procura della Capitale e la maggioranza consiglia prudenza, dopo il caso Almasri e, più di recente, le indagini sul Ponte sullo Stretto. E tuttavia, tra i corridoi di piazzale Clodio si percepisce la consapevolezza che, in caso di rigetto dell’autorizzazione, gli inquirenti dovranno passare l’estate a esaminare non solo i codici ma ancor di più i precedenti prima di sollevare un conflitto di attribuzione con la Camera davanti alla Consulta. Una scelta che appare tanto inevitabile quanto irta di ostacoli. C’è infatti il precedente del caso Open, dove la Consulta ha dato ragione al Senato, stabilendo che la Procura di Firenze non poteva acquisire e utilizzare e-mail e chat WhatsApp di Matteo Renzi, senza la preventiva autorizzazione della Camera di appartenenza. Il caso della Bisteccheria – intestata alla figlia di Caroccia, Miriam, indagata con il padre – ha comunque suoi tratti peculiari. Perché gli inquirenti sono incappati in Delmastro indagando su Caroccia, in carcere dallo scorso febbraio per scontare una condanna a quattro anni di carcere per intestazione fittizia di beni con l’aggravante mafiosa.
Le chat, comunque, potrebbero rientrare da una porta secondaria nel procedimento. Il legale di Caroccia, l’avvocato Fabrizio Gallo, le depositerà tutte come memoria difensiva alla Procura già lunedì prossimo. «Per noi sono fondamentali per dimostrare l’estraneità ai fatti», dice l’avvocato Gallo. Le indagini procedono a ritmo serrato. Possibile prima della chiusura dell’inchiesta la convocazione di Delmastro per ascoltarlo come persona informata sui fatti.