Corriere della Sera, 24 luglio 2026
Già in forse l’accordo Usa-Arabia Saudita sul nucleare
Il destino dell’accordo sul programma nucleare civile tra gli Stati Uniti e l’Arabia Saudita è incerto, in seguito ad un post di Donald Trump pubblicato ieri mattina su Truth. Il giorno prima c’era stata la firma dell’accordo (il cui testo non è stato divulgato) da parte del segretario all’Energia Chris Wright e del principe saudita Abdulaziz bin Salman, dopo negoziati di oltre un anno. Però ieri Trump ha menzionato due condizioni che non erano state citate in precedenza. La prima è che, se l’Arabia Saudita non aderirà agli Accordi di Abramo (la normalizzazione delle relazioni con Israele firmata già da Emirati, Bahrein, Marocco e Sudan), l’intesa sul nucleare civile sarà nulla. Non c’è indicazione che nell’accordo firmato da Wright si faccia riferimento a questa condizione; alla domanda sul perché non ne fosse stata fatta menzione il giorno prima, la portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt ha risposto che il presidente è sempre «l’ultimo negoziatore» e che l’accordo dovrà ancora essere «finalizzato».
La seconda «novità» citata da Trump è che l’intesa sul nucleare civile con i sauditi non includerà l’arricchimento dell’uranio: però questo contraddice i dettagli che riferiti da funzionari dell’amministrazione al Wall Street Journal il giorno prima, secondo cui l’accordo prevede che ci sarà uno studio congiunto di due anni fatto da americani e sauditi, alla fine del quale entrambi dovranno decidere se l’Arabia Saudita potrà arricchire l’uranio in patria.
Il destino dell’accordo è incerto, poiché i sauditi (che ieri non hanno commentato) hanno detto in passato di non avere intenzione di riconoscere Israele senza che ci sia un cammino chiaro verso la creazione di uno Stato palestinese. Già Biden aveva tentato di arrivare a un patto sul nucleare civile con Riad, che includesse l’ingresso negli Accordi di Abramo, ma i negoziati si erano arenati dopo la strage di Hamas in Israele del 7 ottobre 2023 e la guerra a Gaza.
Ieri, un’ora dopo il post di Trump, Netanyahu ha dichiarato che la guerra in Iran ha creato la possibilità di espandere la pace in Medio Oriente: «Come ha detto il presidente Trump, se l’Arabia Saudita si unisse agli Accordi di Abramo, questo sarebbe uno storico passo avanti per la pace in Medio Oriente. Pace attraverso la forza», ha aggiunto il premier israeliano. Un giornalista ha chiesto alla portavoce della Casa Bianca se Trump abbia introdotto le nuove condizioni su richiesta di Netanyahu; Leavitt ha replicato: «Non che io sappia». Dai dettagli emersi l’altro ieri non sembra inoltre che sia stata posta come condizione a Riad la firma del Protocollo Aggiuntivo dell’Agenzia per l’energia atomica internazionale (Aiea) che consente ispezioni a sorpresa (Leavitt ha rifiutato di entrare nei dettagli del testo). Non è chiaro se Mohammed Bin Salman, il leader de facto dell’Arabia Saudita, accetterebbe ispezioni intrusive o se sia disposto a rinunciare all’arricchimento dell’uranio.
Trump ha anche detto che considererà l’Iran responsabile per gli attacchi futuri delle milizie yemenite degli Houthi contro navi commerciali nel Mar Rosso: il presidente minaccia di punire l’Iran dopo che quegli attacchi hanno portato il prezzo del petrolio a 100 dollari al barile. Lo scorso anno la Casa Bianca aveva bombardato il gruppo yemenita per due mesi, poi si era arrivati a un cessate il fuoco. Durante la guerra in Iran, gli Houthi per la maggior parte non sono intervenuti, ad eccezione di attacchi sporadici contro le navi commerciali, ma la scorsa settimana hanno accusato Riad di avere colpito una pista aerea in Yemen per impedire l’atterraggio di un aereo iraniano e poi hanno preso di mira petroliere saudite. Le minacce di Trump arrivano mentre nuove forze vengono inviate nella regione per offrirgli, se lo deciderà, la possibilità di continuare l’escalation militare.