Corriere della Sera, 24 luglio 2026
Gli Houthi colpiscono 2 mercantili. Il petrolio vola a oltre 100 dollari
Le città israeliane riaprono e ripuliscono i rifugi pubblici, perché ormai sembra chiaro che Benjamin Netanyahu vuole ributtarsi nella battaglia contro l’Iran. Secondo il canale i24 il primo ministro starebbe solo aspettando il via libera di Donald Trump e il permesso del presidente americano di bombardare «le capacità strategiche del regime compresi il programma missilistico e i siti nucleari». Ovvero gli israeliani vogliono che gli alleati allarghino il conflitto invece di limitarsi ad attacchi tattici. È quello che minaccia lo stesso Trump, che considera Teheran responsabile dei raid lanciati dagli Houthi nel Mar Rosso: «Sarà l’operazione più grande e massiccia di sempre» avverte, ancora più impetuosa della sua Furia Epica, che di fatto non si è mai conclusa dallo scorso febbraio tra cessate il fuoco e riprese dei combattimenti. «Sono deluso dagli Houthi – aggiunge – rischiano gravi punizioni». E in serata minaccia ancora: «I danni alle navi a Hormuz verranno risarciti dai beni di Teheran in nostro possesso». Israel Katz, il ministro della Difesa israeliano, ribadisce: «Se l’Iran ci attacca, la risposta sarà devastante».
I ribelli sciiti, che controllano lo Yemen occidentale e quindi soprattutto la costa, stanno cercando di impedire il passaggio delle petroliere all’uscita dal Mar Rosso, attraverso lo stretto di Bab el Mandeb, di fatto lo stesso blocco che gli iraniani – loro mandanti – stanno imponendo a Hormuz sul Golfo Persico. Mercoledì notte hanno colpito due mercantili sauditi: abbastanza perché il prezzo del greggio tornasse a salire fino a 100 dollari al barile, almeno sette petroliere cambiassero rotta e la Germania decidesse di ritirare le navi militari dalla zona. Gli analisti spiegano che gli assalti potrebbero provocare una reazione da parte di Riad che in questi mesi ha utilizzato il Mar Rosso come via alternativa per l’esportazione. Gli Houthi dichiarano di voler fermare le petroliere – qualunque sia la nazionalità o la bandiera – che siano passate dai porti sauditi. Lo scontro tra il regno del Golfo e i ribelli va avanti dal 2015 e si è intensificato ancora una volta con la crisi regionale.
Che evidenzia le alleanze globali: gli Houthi hanno permesso a cargo cinesi di transitare, mentre la Reuters rivela che i servizi segreti russi avrebbero aiutato gli iraniani a individuare alcuni obiettivi americani in Medio Oriente. Sempre l’agenzia britannica ricostruisce che Teheran ha trasferito nello Yemen durante le ultime settimane comandanti dei pasdaran, attrezzature militari, componenti per missili e droni. Sull’aereo sarebbero stati imbarcati anche lingotti d’oro. Uno dei voli usati sarebbe lo stesso che ha trasportato da Sana’a la delegazione che ha partecipato ai funerali di Ali Khamenei, la Guida Suprema, ucciso nel bombardamento del 28 febbraio che ha aperto la seconda guerra americana/israeliana con l’Iran.
La seconda fuori dalla partita delle ombre giocata dalle spie, che invece va avanti da almeno vent’anni, da quando Netanyahu è tornato al potere con l’obiettivo di fermare il programma atomico degli ayatollah. Il Mossad ha annunciato ieri di aver sventato un tentativo dei servizi iraniani di infiltrare il sistema di sicurezza israeliano e arrivare a colpire ufficiali dell’esercito o rappresentanti del governo. Gli 007 avrebbero arrestato un francese che ha viaggiato spesso a Teheran e che avrebbe avuto il compito di reclutare la cellula da far entrare in Israele per la missione.