il Fatto Quotidiano, 23 luglio 2026
L’Inps cerca creativi, gratis
È estate, il sole picchia duro e il caldo può giocare scherzi davvero strani. Il sei giugno L’INPS, l’istituto nazionale previdenza sociale, ha pubblicato l’annuncio di un concorso con scadenza il 28 agosto: “Cerchiamo illustratori”! Che ghiotta opportunità: lo Stato che commissiona lavoro creativo, lo paga e contribuisce a far capire che il lavoro creativo ha una dignità. Poi continui a leggere il bando e scopri che ahahhahahah no, siamo in Italia.
La notizia è stata segnalata da @AesteticaSovietica, un account Instagram dal nome buffo ma sempre molto attento a questi temi: l’INPS ha bandito un concorso per illustratori, fumettisti e creativi che dovrebbero realizzare delle carte per spiegare ai giovani il funzionamento del welfare e dei loro diritti sociali. Nel regolamento INPS specifica: “L’autore concede a INPS, a titolo gratuito, una licenza d’uso non esclusiva per l’utilizzo delle opere”. Cioè, tradotto per i giovani: AGGRATIS. In compenso promette di citare il nome dell’autore. Che è un po’ come se domani vado dal panettiere e gli spiego che sì, il pane costerebbe tre euro, ma siccome lo ringrazio davanti agli altri clienti enunciando in modo chiaro il suo nome me lo porto via gratis. La cosa che colpisce non è nemmeno il concorso in sé perché ormai di richieste assurde il mondo creativo è pieno. È il soggetto che la fa. L’INPS è l’ente che, più di ogni altro, dovrebbe incarnare l’idea che il lavoro abbia un valore economico. E invece propone esattamente il contrario: il tuo lavoro vale zero, però è una bella occasione dai!, poi siete giovani. Il lavoro creativo viene pagato in visibilità, crediti, esposizione, soddisfazione personale, finalità culturali, tutto tranne l’unica moneta che permette di pagare affitto e bollette.
E infatti la frase più comica del bando è che l’iniziativa avrebbe l’esclusiva finalità “culturale, artistica e divulgativa”. Certo. Allora il mio mutuo ha una finalità culturale perché mi insegna ogni mese il significato della parola addebito. Se perfino un ente pubblico normalizza l’idea che un (giovane) illustratore possa lavorare gratis, allora il messaggio è chiaro: il lavoro creativo non è davvero un lavoro. Viva l’istituto nazionale previdenza sociale, decisamente poco previdente e ancora meno sociale.