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 2026  luglio 23 Giovedì calendario

Persi quasi 100 mila negozi, ma sale la produttività

In tutto sono scomparsi 96 mila negozi al dettaglio. Con una media di circa 12mila chiusure all’anno nel periodo tra il 2018 e il 2025 il numero complessivo delle attività commerciali è sceso da 666 mila unità a 570mila (ossia un calo del 14,4%). Se a soffrire è stato in particolare chi fa il mestiere di ambulante nei mercati (-27,3%) e i titolari di botteghe alimentari (-17,9%), vero è che il commercio italiano risulta rispetto a otto anni fa più efficiente, produttivo e con ricavi totali in crescita. A indicarlo è il rapporto di Confcommercio, segnalando per il 2025 un fatturato totale degli esercizi al dettaglio pari a 410 miliardi (+25,7%, rispetto ai 326 miliardi del 2018), ad aumentare è anche il fatturato per singolo addetto che passa da 172 mila a 220 mila euro. Sul fronte dell’occupazione in termini di addetti totali nei negozi il calo è dell’1,8%, ma nel caso dei supermercati e dei grandi punti vendita il dato è positivo e segna un incremento dell’8,3%.
Dall’analisi emerge, come detto, che chiudono i battenti i piccoli negozi (soprattutto nel Centro e nel Nord), mentre i discount alimentari registrano un raddoppio dei ricavi, così come il commercio elettronico segna un balzo del fatturato del 41,9%
. «Le aziende commerciali, hanno reagito ai cambiamenti e affrontandoli con responsabilità. Hanno investito e hanno innovato. Certo, abbiamo perso quasi centomila punti vendita. È il grande problema della desertificazione», constata il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, incalzando la politica su misure in grado di ridurre sia i vincoli burocratici sia il carico fiscale. «Non ci rassegniamo a questo scenario di desertificazione», replica il ministro delle Imprese Adolfo Urso, ricordando gli interventi dell’esecutivo, a partire dalla legge sulle Pmi. Ma per Confcommercio serve un’alleanza piccole e medie imprese, come auspicato dal vicepresidente Mauro Lusetti.