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 2026  luglio 23 Giovedì calendario

Legittima difesa estesa, lite tra Slavini e FI

«Non c’è niente di complicato, tutto è semplice». Matteo Salvini è quasi irridente. Da giorni la Lega prova a riscrivere le regole sulla legittima difesa, e il tono del vicepremier suona come una sfida. Il suo partito insiste con la proposta di legge firmata da Claudio Borghi che prevede la non punibilità per «qualsiasi reazione» nella immediatezza di una aggressione a mano armata.
Ma in maggioranza l’accordo manca anche sulle nuove norme per i risarcimenti ai familiari di chi è stato colpito mentre stava commettendo un crimine. E nemmeno sulle cosiddette intercettazioni «a strascico», usate cioè in procedimenti diversi da quelli da cui sono nate. Le vuole FdI, non Forza Italia: nel pomeriggio sembrava che l’accordo fosse possibile, poi tutto è tornato in alto mare. La trattativa prosegue, ma martedì il provvedimento è atteso in aula.
Salvini, da SkyTg24, si riserva il compito di prendere di mira FI sulla legittima difesa: «Tutto è semplice: basta che i cittadini lo sappiano». Antonio Tajani non è menzionato, il destinatario delle parole del vicepremier leghista è il «qualcuno che in maggioranza dice no, non voglio l’estensione della legittima difesa per rapine a mano armata. Lo dicano agli italiani, poi gli italiani valuteranno». Anche se non è detto che proprio tutti i leghisti siano d’accordo con un provvedimento così estremo. Soprattutto quelli con formazione giuridica, dal sottosegretario Andrea Ostellari alla presidente della commissione Giustizia Giulia Bongiorno alla ex magistrata Simonetta Matone.
Il vicepremier azzurro non risponde, ma il caso Roggero e la morte di Abderrahim Fakir a Bologna restano ben al centro della scena. Tanto che ieri è intervenuta con un’intervista sul Giornale anche la premier Giorgia Meloni. Per annunciare «tolleranza zero nei confronti di chi pensa di poter sfasciare tutto, di terrorizzare le persone perbene, di trasformare i nostri quartieri in zone franche». Senza sconti anche al sindaco di Bologna: «Ho trovato irresponsabile l’idea del sindaco Lepore di chiamare la piazza all’indomani di quella tragedia, senza che ci fosse stato neanche modo di appurare le responsabilità». Secondo la premier «era evidente che quella scelta sarebbe suonata come una condanna a priori delle forze dell’ordine e un ottimo pretesto per i soliti noti dei centri sociali e del mondo antagonista per mettere a ferro e fuoco Bologna».
Meloni coglie l’occasione anche per dire no all’ingresso ai vannacciani in alleanza in vista delle prossime elezioni: il centrodestra «non è un cartello messo insieme il giorno prima del voto con chi, fino al giorno prima, ha cercato di affossarti in ogni modo. Non sarebbe serio proporre un’alleanza da parte di chi ha sempre votato contro la fiducia a questo governo, per mandarlo a casa». Risponde il deputato Edoardo Ziello durante la conferenza stampa in cui Fnv presenta la sua proposta di estensione della legittima difesa: la premier «ci lascia veramente stupiti, anche perché si dimentica che noi avevamo deciso di votarle la fiducia». Ma, prosegue Ziello, «lei ci ha risposto con censura, indifferenza e derisione».