Corriere della Sera, 23 luglio 2026
Caso Fakir, la bodycam «privata» che ha filmato l’intervento
«Perché quando sono in servizio porto sempre la bodycam acquistata da me? Per cautela. E per trasparenza... Ma non sono il solo. Sono tanti i colleghi a regolarsi così». A raccontarlo all’avvocato che lo assiste, Gabriele Bordoni, è il 23enne autista della «volante» inviata domenica al Pilastro dalla sala operativa del 112. Va un po’ immaginato, il momento in cui il poliziotto decide di azionare la telecamerina personale agganciata sul petto del gilet tattico. Anche perché siamo davanti a una modalità operativa assai estesa tra i reparti. In attesa della consegna da parte del Viminale, che già ne ha sperimentato l’uso, sono sempre di più gli agenti che acquistano le telecamerine – dal costo medio di circa 400 euro – riprendendo i loro interventi per tutelarsi davanti a possibili contestazioni.
Ma torniamo al filmato, immediatamente consegnato dallo stesso poliziotto alla Procura di Bologna che conduce l’indagine sulla morte di Abderrahim Fakir ipotizzando l’omicidio colposo.
L’orario in cui l’autista pigia il grosso pulsante posto sul fronte dell’«occhio elettronico» è collocabile attorno alle 12 e 40. Sin lì, l’equipaggio del commissariato Bolognina ha attuato un contenimento solo verbale delle intemperanze da parte di Fakir, non parso pericoloso urlando «aiuto» in pieno delirio psicotico. Ma a un tratto il 42enne marocchino se la prende con due persone scese da un’auto da parcheggiare nella fila di box lungo il cortile in via Svevo. Il nordafricano «corre verso di loro, spintona violentemente uno – spiega Bordoni che ha visionato il video di 50 minuti – e poi prende a pugni il cofano». Al che, dopo «una breve colluttazione fra quelli della macchina e Fakir», gli agenti «capiscono che il momento del colloquio è finito, che bisogna intervenire». Clic, la bodycam è in azione da qui. Da qui è tutto filmato, ma la prospettiva è quella del poliziotto: «Un atteggiamento intelligente, razionale, il suo – riflette l’avvocato che difende anche l’altro agente di 28 anni —; può capitare che in alcuni interventi non ci siano testimoni. Ma così, con quel video, tu documenti tutto».
A ciò va aggiunto, appunto, il numero crescente di agenti che impiegano le bodycam. A dirlo sono proprio i sindacati di polizia che da tempo erano in pressing per introdurle. «Abbiamo addirittura stipulato una convenzione con una ditta che le produce – spiega Domenico Pianese, segretario del Coisp, una vita in strada tra «volanti» e squadra giudiziaria —. In certe giornate complicate un equipaggio può concludere anche 12 interventi: sei sempre più esposto e vieni denunciato da chi adombra comportamenti inopportuni. Ecco perché le bodycam sono a tutela di tutti, un fatto di trasparenza». Sulla stessa linea d’onda anche Oscar Regnaud Carcas, segretario del Fsp-Bologna: «La cronaca nazionale è piena di situazioni in cui spesso si mette in dubbio l’operato delle forze di polizia, quindi avere uno strumento che possa poi far chiarezza è indispensabile. Anzi: non vedo l’ora che su questo intervento al Pilastro cada il segreto istruttorio per poter vedere le immagini riprese dalla bodycam del collega».
Per adesso il loro uso non è normato: l’operatore può impiegarle senza informare i superiori. Se serve, i video, come nel caso di via Svevo, sono subito a disposizione dell’autorità giudiziaria. Pianese è ottimista sull’introduzione delle telecamerine da parte del Viminale: «Il decreto Sicurezza le ha previste, entro la fine dell’anno saranno consegnate a volanti, reparti mobili e squadre giudiziarie».
Di certo il tema non riguarda solo le forze dell’ordine: proprio ieri i vertici di Fs Security (gruppo Fs) hanno detto, davanti ai ministri dell’Interno e dei Trasporti Piantedosi e Salvini, che per ora sono circa mille gli operatori dotati di bodycam: «Un fatto di sicurezza. E di deterrenza».