Corriere della Sera, 23 luglio 2026
Verifiche del Viminale su Lepore: il giallo della piazza «non concordata»
Sessantaquattro feriti tra le forze dell’ordine nella notte del Pilastro, durante le proteste di lunedì sera per la morte di Abderrahim Fakir che hanno incendiato le vie di Bologna. Così, il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, interviene sul concetto di «odio preventivo» verso la polizia, evocato a caldo già dalla premier Giorgia Meloni. E lo fa con orgoglio: «Esiste un pregiudizio – dice Piantedosi – quando c’è qualcosa che riguarda l’azione delle forze dell’ordine: si presume, da parte di alcuni, la non legittimità. Ma noi non abbiamo timore di nulla». Torna però lo scontro istituzionale tra il Viminale e il Comune di Bologna. Uno scontro tra due persone che si conoscono bene, il sindaco Matteo Lepore e il ministro Piantedosi che di Bologna è stato prefetto.
Sulla piazza di lunedì, però, ecco che è nato un giallo. Il Viminale ieri ha avviato un’istruttoria interna perché il presidio convocato da Lepore per esprimere solidarietà ai familiari di Fakir non sarebbe stato concordato con Questura e Prefettura. Che invece secondo il Comune erano state informate per tempo. Eppure, filtra sempre dal Viminale, non sarebbe stato presentato alcun formale preavviso per l’uso della piazza.
Così, ieri il capogruppo alla Camera di FdI Galeazzo Bignami, bolognese doc, è tornato a chiedere le dimissioni di Lepore e anche il leader di Azione, Carlo Calenda, suo alleato alle ultime comunali, lo ha criticato. A spezzare l’isolamento è arrivato però il sostegno di tanti sindaci del centrosinistra, da Gualtieri a Sala, da Manfredi a Salis. In 35 hanno sottoscritto una lettera: «Il sindaco si è assunto la responsabilità di chiedere verità e giustizia. Le successive violenze e danneggiamenti appartengono esclusivamente a chi li ha compiuti e meritano la più ferma e netta condanna».
Davanti a una morte così drammatica anche il segretario di Stato vaticano, il cardinale Pietro Parolin, rivolge un appello: «Ho visto le immagini di Bologna, s’indaghi, si cerchi la verità ma senza violenza». Il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, è sicuro che verrà fatta chiarezza: «Bisogna accertare la verità, nessuno deve essere immune dalla legge, ma non può quello che è successo trasformarsi in una gogna contro i poliziotti ai quali dobbiamo dire sempre grazie». Sugli ultimi momenti di vita di Fakir, immobilizzato dagli agenti, il ministro Piantedosi non ha dubbi: «L’uso della body-cam da parte degli agenti ne ha rivelato la straordinaria importanza». Anche il ministro dei Trasporti, Matteo Salvini, che è corso a Bologna, ha fiducia: «Vedrete che le telecamere faranno giustizia sull’operato degli agenti. Noi aspettiamo una verità scientifica, non di piazza». Il leader della Lega ieri ha fatto visita agli agenti feriti. E pur senza nominarlo ha attaccato il sindaco Lepore: «Se usi certi toni, se invochi una piazza senza avere elementi per capire che cosa sia successo davvero, lasciando supporre che la Polizia possa essere corresponsabile, e poi qualcuno sfascia la città, spero che qualcuno ci pensi due volte la prossima volta». E ancora: «A Bologna ci sono stati centinaia di migliaia di euro di danni, è ingiusto che paghino tutti. Serve cambiare. Bastano 5 righe: il Prefetto chiede una garanzia a chi va a firmare per organizzare un evento e in caso di danni si va a prendere da quel conto corrente». Idea che sposa anche un sindaco di sinistra che guida l’Anci. Da Napoli Gaetano Manfredi, infatti, difende il collega Lepore, ma aggiunge: «Ci sono violenti che sono nemici della democrazia. Non possiamo lasciare la piazza a loro, ma bisogna evitare di comprimere il diritto a manifestare: far pagare i danni può essere una soluzione, ma in democrazia si devono poterne esprimere le opinioni rispettando le regole».