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 2026  luglio 19 Domenica calendario

Il collezionista di segreti scabrosi

Sigmund Freud collezionava statuette; Walter Benjamin libri per l’infanzia; Aby Warburg fotografie e reperti etnografici… Fra i collezionisti del tempo, però, ve n’è uno al quale non è stato tributato il giusto riconoscimento. Si tratta di Arthur Kronfeld. Anche lui collezionava, sì, ma non oggetti: bensì segreti, aneddoti, pettegolezzi, gusti sessuali. E fin qui, poco male: ognuno ha le sue perversioni. Il fatto è che il nostro lo faceva per lavoro e, soprattutto, i suoi “pazienti” erano quelli che poi, di lì a qualche anno, faranno parte dell’élite nazista. Kronfeld, ebreo tedesco, era uno psichiatra e psicologo. Frequentava l’alta società della Berlino degli anni Venti e Trenta del Novecento, nella quale si respirava un’infatuazione collettiva per il sesso. La città era infatti il luogo più dissoluto e divertente del tempo: qui Kronfeld era stato uno dei fondatori dell’Istituto di Sessuologia dell’Università di Berlino, che era una cornucopia di curiosità erotiche apparecchiate con noncuranza: ricchi, soprattutto, onoravano parcelle favolose per curare segretamente i loro scabrosi vizietti – ma c’erano anche i poveri, ai quali le stesse prestazioni venivano elargite per il bene della nuova scienza.
Ora, per scoprire questo personaggio (e l’influenza che ha avuto), Bollati Boringhieri manda il libreria il suo Degenerati al potere, un pamphlet curato mirabilmente da Luciano Mecacci e con una prefazione di Alexander Etkind. Scopriamo che Kronfeld era un eroe della Prima guerra mondiale, con modi affinati e tendente all’ascolto: la somma di queste circostanze lo circonfusero d’una luce che rischiarava la sua reputazione e la sua discrezione, proverbiale. Che lo portò nei tribunali come perito per i molti processi contro omosessuali (l’impero tedesco fu segnato da scandali di orge con decine di ragazzi, festini promiscui e quant’altro, che coinvolsero un’importante fetta dell’alta società); seppur bandita dalla legge, l’omosessualità era una presenza centrale nella più alta sfera pubblica tedesca: da Alfred Krupp (industriale ricchissimo, amico e socio in affari dell’imperatore Guglielmo) all’élite militare e aristocratica prussiana furono molti gli scandali.
Quando però i nazisti, a passo d’oca, conquistarono il potere, saccheggiarono e chiusero l’istituto, bruciandone i libri e l’archivio. Kronfeld fece le valigie, emigrò con la moglie a Mosca e si portò dietro quella collezione di pruriginosi segreti che riguardavano vecchi e nuovi ministri, importanti funzionari delle camicie brune, funzionari di polizia, capi di partito… In Unione Sovietica fu accolto con grande fasto: fu messo a dirigere un importante dipartimento dell’Istituto di psichiatria moscovita e in poco tempo entrò nei circoli del potere.
E sicuramente qualche alto funzionario del Cremlino – secondo Etkind qualcuno di molto influente – si persuase che i segreti di Kronfeld potevano esser utili. Nessuno, nemmeno i servizi segreti sovietici, conosceva i nuovi quadri nazisti come lui. Ecco come nasce l’opuscolo Degenerati al potere. Una storia orale, intima, dove ritroviamo Hitler (sul quale Kronfeld aveva già fatto una perizia in un processo contro il futuro Führer nel 1932), di un «narcisismo sconfinato», spaccone e vigliacco con una «primitività degenerata», che «non ha rapporti sessuali normali» perché «il sentimento d’amore per una donna gli è inaccessibile». Himmler è descritto come un morfinomane in sovrappeso con «la sua stupida crudeltà, la perversione e il delirio»; Goebbels come un degenerato con un desiderio sessuale ipertrofico; Ribbentrop come un contrabbandiere che ha fatto milioni con lo champagne contraffatto. Tutto questo disseminato di dettagli e formule diagnostiche a imbellettare pettegolezzi volgari.
Naturalmente l’omosessualità, vista come perversa, è dilagante in questi degenerati. Hitler stesso, sostiene Kronfeld, aveva avuto rapporti sessuali con molti dei suoi compari, tra cui Hess. L’intento evidente era screditare il nemico. Ma i nazisti erano davvero i nemici dell’Unione Sovietica? Quando Molotov nell’agosto 1939 invitò a Mosca Ribbentrop per dividere tra Hitler e Stalin un’Europa che non apparteneva loro, non lo erano più. «Fabbricato come un’arma segreta ed efficace nella lotta contro il nazismo, l’opuscolo di Kronfeld divenne subito inaccettabile, oltretutto pericoloso, per i più alti funzionari di Mosca», scrive Etkind. Solo nel giugno 1941, quando Hitler ordinò l’Operazione Barbarossa e l’Unione Sovietica fu attaccata, al Cremlino si ricordarono l’opuscolo, che iniziarono a stampare e ristampare in centinaia di migliaia di copie.
Qualche mese dopo, il 16 ottobre 1941, Kronfeld si suicidò dopo aver ucciso anche la moglie. Le circostanze non sono mai state chiarite, anzi: Etkind sostiene che è più facile capire il movente di un omicidio che non di un suicidio. Scrive: «Avendo trascorso vari anni a Mosca, Kronfeld sapeva tanto di Stalin e dei suoi compagni quanto degli scagnozzi di Hitler. Al momento opportuno avrebbe potuto raccontare le loro storie. Peccato che non l’abbia fatto».
Quel che ci rimane è questo volume che tratta dei gusti sessuali dei principali esponenti nazisti. Descrizioni che mirano a screditare, di fatti hanno più fondamento propagandistico che non scientifico. Ma è interessantissimo proprio per questo, perché – come scrive Luciano Mecacci – probabilmente rappresenta il primo esempio di propaganda psicologica che a tutti gli effetti è il prototipo delle recenti campagne fondate in parte su fatti veri, in parte su fake news.