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 2026  luglio 22 Mercoledì calendario

Asi, lo stipendio del direttore finisce alla Corte dei conti

L’aumento dello stipendio del direttore generale dell’Agenzia spaziale italiana, ente pubblico vigilato dalla presidenza del Consiglio dei ministri, è diventato l’oggetto di un esposto consegnato a mano alla procura della Corte dei conti del Lazio. La denuncia, partita dall’interno dell’Agenzia, ipotizza un danno erariale di 76.699 euro (lordi) l’anno per l’incremento della busta paga di Luca Vincenzo Maria Salamone, 54 anni, già ufficiale superiore della Marina militare, nominato il 10 ottobre 2023 dg dell’Asi in successione a Fabrizio Tosone.
Il Consiglio di amministrazione dell’ente, in un primo tempo, aveva approvato la nomina deliberando che l’allora presidente dell’Asi, il professor Teodoro Valente, scomparso sei giorni fa, avrebbe provveduto “alla determinazione del compenso spettante al direttore medesimo”. Secondo le leggi fino a quel momento seguite dall’Asi, e contenute nel Decreto della presidenza del Consiglio dei ministri del 23 agosto 2022, il tetto dello stipendio del direttore generale prevedeva 156.000 euro lordi annui, più 41.000 euro di fronte “al pieno raggiungimento degli obiettivi assegnati”. L’importo totale del contratto di diritto privato, per statuto, nelle ultime stagioni è sempre stato pari a 197.000 euro.
La determinazione dello stipendio è stata sancita, con un decreto interno, il 14 novembre 2023. Due mesi più tardi, il 19 gennaio 2024, il Cda dell’Agenzia ha approvato, tuttavia, una rideterminazione del compenso portandolo da 197.000 euro a 251.236,07 euro e giustificando questo intervento con il “Regolamento in materia di compensi” da applicare agli “organi di amministrazione” degli enti pubblici.
Il secondo aumento in busta paga
Lo stesso direttore generale, Salamone appunto, “senza preventiva autorizzazione del Cda”, si legge ancora nell’esposto alla Corte dei conti, ha rivisto per una seconda volta il proprio trattamento economico portandolo a 273.699 euro annui grazie all’incremento della retribuzione di posizione variabile (da 80.750 euro a 95.000) e quella di risultato (da 75.000 euro a 80.000).
I 273.699 euro finali, prodotto del doppio aumento, sono per 76.000 euro superiori allo stipendio previsto dal decreto in vigore e superano di 52.000 euro la retribuzione dello stesso presidente.
I pareri negativi: “Il dg non è un organo”
Tra la prima e la seconda “rideterminazione”, sono arrivati due pareri negativi da parte del Collegio dei revisori interni e della stessa Ragioneria generale dello Stato. I revisori hanno sottolineato come il direttore generale dell’Asi “non fosse qualificabile normativamente né come organo di amministrazione né semplicemente come organo”, e per la ragione evidenziata il suo stipendio non potesse essere agganciato a quello, per esempio, dei capi dipartimento della Presidenza del consiglio dei ministri. D’altro canto, facevano notare gli atti di controllo, il direttore generale è nominato dal Cda dell’ente e non dalla stessa Presidenza del consiglio, anche per questo motivo non può essere considerato un “organo”.
Il Cda Asi conferma l’ammontare
Sollevando forti perplessità sulla delibera 9 del 2024, quella del primo aumento di stipendio, il Collegio dei revisori dei conti dell’Asi ha scritto: “Si può determinare un’ipotesi di danno erariale”. E ha invitato l’Agenzia a disporre l’annullamento della delibera in autotutela. La Ragioneria ha condiviso e confermato i rilievi dei revisori. Il Consiglio di amministrazione dell’Agenzia, però, non ha seguito le due indicazioni, preferendo chiedere un nuovo parere, questa volta all’ufficio legislativo del ministro per la Pubblica amministrazione. Quest’ultimo, “pur dichiarandosi incompetente a decidere sull’applicabilità del Decreto 143 del 2022 al direttore generale dell’Asi” – è quello, appunto, che norma lo stipendio di eventuali “organi” –, sostiene che la “classe dimensionale” dell’ente (si tratta di quattro indici economici) potrebbe consentire l’aumento. Il Cda ha revocato, allora, l’ormai famosa delibera 9, ma ha mantenuto invariato l’importo economico destinato al direttore generale modificando il fondamento giuridico su cui era basato. Poi, è arrivato il secondo ritocco, questo riferito all’aumento previsto dal contratto collettivo: il dg se lo era applicato autonomamente, senza passare dal Consiglio di amministrazione. Anche su questo aspetto la magistratura contabile ha avviato un controllo.
Un’ipotesi di danno da 190mila euro
Il ricorso alla Corte dei conti è dello scorso aprile. Nell’atto si parla di “artifizio giuridico” per equiparare il direttore generale Asi agli organi nel tentativo di aggirare i rilievi del Collegio dei revisori e il parere della Ragioneria generale “attraverso sofismi giuridici”. L’ipotesi di danno erariale prefigurata, calcolata dal giorno dell’assunzione del dg Salamone (15 novembre 2023), è pari a 190.000 euro lordi. L’esposto allarga, poi, la potenziale responsabilità al Consiglio di amministrazione dell’Asi, al direttore della Direzione risorse umane, “che ha curato l’intera predisposizione degli atti istruttori”, al Capo dell’Ufficio legislativo del ministro per la Pubblica amministrazione.
Il dg: “Tutto regolare, applicato contratto nazionale”
Il direttore Salamone è stato coordinatore della Struttura di missione per le politiche del mare presso la Presidenza del consiglio dei ministri. In passato, si è occupato di accordi Nato e, in generale, internazionali nel settore degli equipaggiamenti per la difesa e l’aerospazio.
Sulla questione Salamone dice: “Questi attacchi reiterati suonano strani. Ho già risposto lo scorso novembre a un’interrogazione parlamentare sul punto. Nel suo controllo annuale sull’Agenzia, il 29 aprile 2026, la Corte conti non ha avanzato rilievi a proposito della gestione finanziaria, dedicando quasi quattro pagine alla figura del direttore generale e al suo trattamento economico. La Funzione pubblica ha sostenuto che è giusto applicare un contratto di riferimento, e la direzione del personale dell’Asi, non io, ha applicato quello per i dirigenti dello Stato”.
Continua il dg: “Abbiamo seguito i rilievi avanzati dai revisori e dalla Ragioneria e abbiamo chiesto al ministero di riferimento come dovevamo muoverci. La risposta è stata: applicate il contratto nazionale, con tutte le sue voci stipendiali. Perché i precedenti direttori generali non lo avrebbero applicato accontentandosi di una cifra più bassa? Non lo so, forse non erano dirigenti pubblici di ruolo come lo sono io, che lavoro nello Stato da trent’anni”.
Chiude: “Ho grande rispetto della magistratura contabile, ma sono convinto che alla fine non ci saranno contestazioni sulla mia busta paga. Perché, per evitare polemiche, non rinuncio all’aumento e torno allo stipendio dei miei predecessori? Dovrei non applicare il contratto collettivo nazionale, non ne vedo la ragione e non posso farlo. Colpisce che questi esposti arrivino quando stiamo ruotando le posizioni interne a maggior rischio corruttivo, come ci chiede l’Autorità anticorruzione”.