repubblica.it, 22 luglio 2026
Caso Ranucci, il Riesame conferma il metodo mafioso
Non è la conferma degli arresti l’aspetto più interessante della decisione del Tribunale del Riesame di Roma. Quella era in qualche modo attesa. Il punto è un altro: i giudici hanno lasciato in piedi anche il metodo mafioso nei confronti di Antonio Passariello, Saverio Mutone, Marika De Filippi e Pellegrino D’Avino, ritenuti dalla Procura di Roma i presunti esecutori materiali dell’attentato ai danni del giornalista Sigfrido Ranucci.
È una scelta che pesa perché arriva al termine di una discussione che accompagna l’inchiesta fin dall’inizio. I quattro, infatti, non vengono descritti dagli investigatori come uomini di un clan, né avrebbero agito per conto della camorra. E allora perché parlare di metodo mafioso? Per gli inquirenti la risposta è sempre stata nel modo in cui quell’azione sarebbe stata progettata ed eseguita.
Non il marchio di un’organizzazione, ma la forza del messaggio. Un’intimidazione costruita per fare paura, per colpire la vittima ma anche chiunque potesse coglierne il significato. È questo, nella ricostruzione dell’accusa, il tratto che richiama il metodo mafioso: non l’appartenenza a una cosca, ma l’utilizzo di quella stessa grammatica fatta di violenza, pressione e capacità intimidatoria. Un’impostazione che il Riesame, almeno in questa fase del procedimento, ha deciso di non smontare.
Intorno ai quattro presunti esecutori, intanto, la procura continua a delineare un quadro molto più ampio. Al centro dell’inchiesta c’è l’ex editore Valter Lavitola, amico dello stesso conduttore di Report, indicato dagli inquirenti come il presunto mandante dell’attentato. A fare da cerniera con il gruppo operativo sarebbe stato il suo storico factotum, Gomes Clesio Tavares, oggi in Camerun. È lungo questo asse che gli investigatori hanno ricostruito contatti, rapporti e passaggi che, a loro avviso, hanno portato fino al commando.
La conferma del metodo mafioso aggiunge così un tassello destinato a pesare nel prosieguo dell’inchiesta del pm Edoardo De Santis e dei carabinieri di via In Selci.