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 2026  luglio 22 Mercoledì calendario

Churchill, la cuoca e il nazismo sconfitto anche ai fornelli

Nessuno, sosteneva Hegel, è un grand’uomo per il suo maggiordomo. Ma un grand’uomo può riconoscere qualcosa di eroico nella propria cuoca, come fece Winston Churchill nel Victory Day, la festa della vittoria nella Seconda guerra mondiale, quando invitò sul balcone di Buckingham Palace la donna che aveva cucinato per lui prima e durante il conflitto, annunciando alla folla: «Senza di lei non avrei mai potuto sconfiggere il nazismo». Il più celebre primo ministro britannico di tutti i tempi aveva una passione per le battute a effetto, ma quel giorno parlava sul serio: non solo perché Georgina Landemare lo aveva saputo tenere in forze nel corso della sfida contro Hitler, nutrendolo a dispetto dei razionamenti, ma anche diventando un sostegno, un conforto, quasi un membro della famiglia.
Su Churchill si conosce tutto: ci sono sul suo conto oltre mille libri, più film, documentari, mostre, che lo celebrano sotto ogni aspetto. La storia, tuttavia, non si scrive soltanto nelle sale del potere, bensì pure dietro le quinte: in questo caso, per la precisione, nella cucina di Downing Street. È lì che ci conduce La cuoca di Churchill, deliziosa (non si può definirla altrimenti, visto l’argomento) biografia di un personaggio minore, attraverso i cui occhi vediamo scorrere un pezzo cruciale del Novecento e agire uno dei suoi protagonisti.
È un libro, quello ora pubblicato in Italia da Slow Food editore, che Georgina, prima di morire nel 1978 (tredici anni dopo Churchill), a un certo punto pensò di scrivere da sola: ma dopo averlo terminato pensò che non sarebbe interessato a nessuno e cominciò a strapparne le pagine. Sua nipote fece in tempo a salvarne soltanto due dozzine. Cercando tutto quello che si poteva sapere su di lei, lo ha scritto Annie Gray, una storica britannica specializzata in storia dell’alimentazione e della cultura domestica, che nei suoi libri precedenti aveva già raccontato il cibo come chiave per comprendere la vita quotidiana, le differenze sociali e i cambiamenti culturali.
Per Georgina cucinare non era un semplice lavoro, era una vocazione. Quando ripensava ai tempi con i Churchill (al servizio dei quali rimase per anni anche dopo la guerra) ne parlava come di una chiamata, il culmine della formazione e delle esperienze vissute fino ad allora. Come Winston, era concentrata solo sulle cose da fare e, proprio come lui, si sentiva svuotata e frustrata se per problemi di salute o d’altro genere (una volta rischiò di perdere la vita, quando la finestra della cucina di Downing Street esplose durante il Blitz, la martellante campagna di bombardamenti tedeschi su Londra) veniva costretta a interromperlo. Era dell’idea che il valore aggiunto della sua esistenza fosse stato sostentare Churchill durante il conflitto: con i suoi bolliti, i suoi pudding, le sue zuppe e le sue uova. Mentre l’Inghilterra resisteva tra sudore, lacrime e sangue, fu lei a garantire al premier britannico, oltre a pasti memorabili, quella convivialità che Churchill considerava essenziale: perché certe decisioni cruciali passavano anche da una tavola ben apparecchiata, da un buon vino e da un piatto cucinato con sensibilità.
Nel libro non mancano per l’appunto i piatti: le ricette di Georgina più amate da sir Winston aprono ogni capitolo. Come le cervella à la Connaught: uno stufato molto ricco, lievemente speziato e fruttato. «Sbollentate e stufate qualche cervella e poi fate una buona salsa con il succo delle cervella, un po’ di curry in polvere, un po’ di salsa di pomodoro e due cucchiaini di chutney di mango tagliato a dadini, aggiungete alla fine il condimento e 60 ml di panna, tagliate le cervella a pezzettini e servite nella salsa». Ecco come prepararle, se qualcuno volesse ritrovare il sapore di quegli anni e di quei momenti. Oppure come il Pudding mousseline, magnificamente leggero e arioso, cotto a vapore: «Prendete 60 g di burro e la scorza grattugiata di due limoni, mescolate insieme finché diventerà cremoso, poi aggiungete 60 g di zucchero, lavorate di nuovo e man mano aggiungete 60 g di farina, 3 tuorli crudi, il succo di un limone, mischiate bene per altri 10 minuti, poi aggiungete 5 albumi sbattuti e cuocete al vapore per 80 minuti».
Naturalmente non c’era sempre tanta abbondanza nella Londra di allora, neppure a Downing Street, come rivela uno degli aneddoti de La cuoca di Churchill. Una volta che Winston, dal letto, dove svolgeva buona parte del lavoro, le domandò com’era composta una razione alimentare, Georgina entrò nella stanza con il cibo disposto su un carrello. «Non male per un giorno», commentò il premier. «Questa, sir», sorrise Georgina, «è la razione per una settimana».